Comunicato stampa del 13.09.2019

COMUNICATO STAMPA 13.09.2019

CALATAFIMI SEGESTA FESTIVAL DIONISIACHE 2019: QUASI 20MILA SPETTATORI
ROSSELLA GIGLIO: “GRANDE SUCCESSO, IL PARCO HA MOSTRATO TUTTA LA SUA MAGNIFICENZA”
NICASIO ANZELMO: “FESTIVAL DIVENTATO ORMAI PUNTO DI RIFERIMENTO CULTURALE”
GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO INIZIATIVE SABATO 21 E DOMENICA 22

Quasi 20mila spettatori, per un totale di 90 eventi tra spettacoli, concerti, notti bianche e albe, hanno premiato il Calatafimi Segesta festival Dionisiache edizione 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo, giunto alla quinta edizione. Si chiude, dunque, con un bilancio più che positivo: un successo nel successo, anche perché questa stagione, per la prima volta, è stata direttamente organizzata dal parco archeologico di Segesta che, grazie all’autonomia e alla professionalità e disponibilità del personale amministrativo, per valorizzare ulteriormente il sito, ha raddoppiato l’offerta aprendo alle visite serali e notturne anche la collina del tempio.
La collaborazione che si è creata tra il direttore artistico Nicasio Anzelmo e il direttore del Parco archeologico di Segesta, Rossella Giglio, ha dato un’impronta nuova e vivace al Festival che, per la cronaca, ha fatto registrare un record di spettatori in occasione della notte di San Lorenzo con “E lucean le stelle”, ospite la ricercatrice internazionale Violette Impellizzeri, per “Ulisse inside” con Salvo Piparo, per “La casa del fantasma – Mostellaria”, regia di Nicasio Anzelmo, per “Lysistrata”, regia di Valentina Ferrante e Micaela De Grandi, e per “Le parole note” con Giancarlo Giannini e il Marco Zurzolo Quartet.
“Grazie alla tante novità di quest’anno, alla qualità degli spettacoli teatrali, musicali, concerti e conferenze – spiega il direttore del Parco archeologico Rossella Giglio – migliaia di persone hanno goduto di momenti fantastici, direi magici, con percorsi illuminati in totale sicurezza assicurata dal nostro personale di custodia implementato dai volontari, dai radioamatori, dai Vigili del fuoco, dalla Protezione civile, dalla Croce rossa, dalla pro loco di Calatafimi, che ringrazio perché hanno dimostrato le loro grandi capacità e professionalità. E’ stato possibile godere di Segesta – aggiunge Rossella Giglio – con tutta l’area archeologica aperta alla visita, anche di notte e per 4 notti bianche che preparavano agli spettacoli all’alba, da vent’anni caratteristica della stagione di Segesta. E’ stato uno spettacolo nello spettacolo, con il teatro fruito in tutta la sua magnificenza, il tempio illuminato e la collina come un grande giardino dove passeggiare con un calice di vino, il tutto è stato molto apprezzato da turisti, spettatori, visitatori, molti dei quali anche giovani”.
“Il Festival, nato nel lontano 1967, in questi ultimi cinque anni ha avuto una grande crescita sia per qualità degli spettacoli sia per numero di spettatori – osserva il direttore artistico Nicasio Anzelmo -. Dal 2015 ad oggi il Festival Dionisiache è diventato un punto di riferimento culturale per tutta la Sicilia occidentale. Siamo riusciti a posizionare le Dionisiache tra i maggiori festival di teatro estivo di tutta Italia e da tutta Italia ci arrivano proposte di collaborazione di grandi compagnie professioniste e di importanti enti pubblici. Un riconoscimento di grande importanza – sottolinea Anzelmo -. E i numeri ci confermano i risultati raggiunti con quasi 20mila presenze nel parco e qualche serata, promossa dal Parco, al Castello Eufemio e alla Circiara a Calatafimi Segesta. Gli spettatori hanno apprezzato la proposta culturale di grande qualità che ha saputo integrare la tradizionale stagione teatrale al teatro con la musica e le conferenze spettacolo realizzate sulla collina del tempio. Desidero ringraziare la gigantesca macchina che si muove giornalmente per gestire il Festival, lo staff, la segreteria organizzativa, il personale del Parco archeologico di Segesta, il suo vulcanico direttore Rossella Giglio, le associazioni, il Comune di Calatafimi Segesta e Angela Gallaro che da sempre ci dona l’anima del festival realizzando per noi il manifesto ufficiale”, conclude Nicasio Anzelmo. Ed è già aperto il cantiere per il cartellone delle Dionisiache 2020.
Infine, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio in programma sabato 21 e domenica 22 settembre, il Parco archeologico di Segesta aderirà all’iniziativa sabato, alle 11, con una presentazione del sito archeologico a cura del direttore Rossella Giglio, presso il piazzale d’ingresso, e con visita guidata gratuita domenica mattina, alle ore 10,30, a cura Associazione Guide Turistiche Trapani e Sicilia Occidentale.

Comunicato stampa del 31.08.2019

DIONISIACHE 2019 “IL TEATRO AL TERRITORIO”: SPETTACOLI DAL 2 ALL’8 SETTEMBRE
IL VIA LUNEDI’ 2 CON “IL DONO DEL MALE”, ECCO TUTTO IL PROGRAMMA DELLA SETTIMANA
LUNEDÌ 2 SETTEMBRE “IL DONO DEL MALE” TESTO E REGIA DI ADRIANA TOMAN
Il Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo, prosegue sempre nel teatro del parco archeologico di Segesta, con “Il Teatro al Territorio” per un’altra settimana con una importante settimana di spettacoli dedicati alle realtà artistiche legate al territorio. “Questa sezione, novità per il Festival – spiegano gli organizzatori – nasce dalla volontà di promuovere e valorizzare le espressioni culturali del nostro territorio e di aprire lo spazio del Parco a quelle realtà teatrali che con la loro presenza propongono un’offerta culturale di rilievo. In questa edizione abbiamo inserito compagnie storiche che da sempre operano sul territorio con grandi e importanti risultati”.
Si parte lunedì 2 settembre, ore 19.45, con “Il dono del male”, testo e regia di Adriana Toman, con Marco Silani, Antonio Conti, Mariana Lancellotti, Umberto Silani. Costumi di Essa Kuyateh, scenografia di Pino Procopio, aiuto Regia Barbara Bruni, Antonio Giraldi. “Il Dono del Male” è racconto di un falso storico, una fake del 1100. Terza delle opere teatrali della “Trilogia Gioachimita” di Adriana Toman, edita da Rubettino, dedicata a Gioacchino da Fiore, “Il Dono del Male” è ispirato all’ incontro realmente avvenuto a Messina nel 1190, in cui Riccardo I d’Inghilterra detto Cuor di Leone e Filippo II di Francia hanno voluto conoscere l’abate per avere una profezia sulla crociata appena intrapresa. Adriana Toman, che cura anche la regia con il supporto di Barbara Bruni, ne offre una lettura che mostra come ci possa essere stato un falso storico nel resoconto tramandato dal biografo di Riccardo, Ruggero da Hoveden.
MERCOLEDÌ 4 SETTEMBRE PINA VOLANTE: GIUSY BARRACO A MUSO DURO
Per “Il Teatro al Territorio”, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, mercoledì 4 settembre, alle 19.45, “Pina Volante: Giusi Barraco a muso duro”, drammaturgia e regia Giacomo Bonagiuso. Una storia senza miracoli quella di Giusy Barraco nasce in Sicilia. Ed è una bambina che corre e gioca con entrambe le gambe. Poi, improvvisamente, disturbi più o meno gravi legati alla deambulazione, costringono lei e la sua famiglia a una serie di “viaggi della speranza” alla ricerca di una diagnosi, e quindi di una cura. La diagnosi arriva, tardi, ma arriva. Dejerine Sottas. Una neuropatia sensitivo-motoria per la quale non c’è terapia definitiva. Giusy vede spalancarsi due strade: assecondare l’autocommiserazione meridionale o reagire. Reagisce. Smonta la propria identificazione con la sedia a rotelle e diventa addirittura campionessa para-olimpica di nuoto. “In acqua tra me e lei, il disabile sono io”, dice. Ma non è solo la storia della campionessa che viene raccontata, ma della donna che si sposa, che vuole vivere una vita normale senza che la diversità venga usata come strumento di “riserva indiana”. Raccontare la storia di Giusy Barraco, una donna che una carrozzella non è riuscita a privare della sua identità femminile, non è una sfida semplice, sia per lo scrittore che per il regista. Non lo sarebbe neanche per qualunque attore, posto che Giusy in piccoli cameo interpreta se stessa, togliendo le castagne dal fuoco a questa drammaturgia. Non è semplice raccontare la storia della malattia, della sofferenza ma soprattutto semplice non è mettere in scena la storia della differenza negata, disconosciuta, appiattita nel calderone dell’handicap. “Anche oggi – spiega il regista Giacomo Bonagiuso – quando proviamo a parlare di questo spettacolo, ci tocca sentire chi lo collocherebbe “nella giornata del disabile” o in non meglio precisate rassegne a tema. Ma questo spettacolo parla di una vita, delle due difficoltà e dei suoi entusiasmi. Lo fa dalla prospettiva delle due cuginette, adolescenti, di Giusy. E racconta del dolore la genesi, senza alcun pietismo. Anche questo ci è stato detto, a proposito. Che raccontare una vita che non si rassegna ad essere solo la propria carrozzina, potrebbe essere pietistico. Ma io, da regista, so che il teatro è il luogo giusto per questa storia. Perché il teatro non fa sconti, e non fa leva sul dolore. Lo rende semmai umano. E noi, di una storia che parli di una donna ad altre donne, e agli altri uomini, abbiano comunque bisogno”, conclude Bonagiuso. Drammaturgia e regia: Giacomo Bonagiuso, con Giordana Firenze e Martina Calandra, con la partecipazione di Giusy Barraco e Giorgio Zichittella. Ambiente sonoro: Maurizio Curcio e Valentina Migliore.
GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE ORE 19.45 IL BERRETTO A SONAGLI
Per “Il Teatro al Territorio”, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, giovedì 5 settembre, alle 19.45, in scena “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello. Regia e con Giorgio Magnato. La commedia, che riprende le tematiche delle due novelle La verità (1912) e Certi obblighi (1912), venne scritta nell’agosto 1916 in lingua siciliana per l’attore Angelo Musco con il titolo ‘A birritta cu’ i ciancianeddi. In questa versione fu messa in scena dalla compagnia di Musco a Roma, al Teatro Nazionale, il 27 giugno 1917. Il nullaosta per la rappresentazione venne dato dalla prefettura di Palermo l’8 settembre 1917. I lavori per la rappresentazione della pièce furono caratterizzati dalle continue tensioni tra Musco ed il professore (così Musco chiamava Pirandello). I conflitti erano dovuti alle diverse aspettative: la commedia doveva, secondo Pirandello, concentrarsi sui paradossi del personaggio e dell’esistenza, mentre Musco voleva, da attore abituato a rappresentazioni brillanti, sottolinearne l’aspetto comico. Diversi personaggi di questa commedia si trovano in una situazione di dilemma, di tipiche situazioni paradossali in cui l’individuo resta quasi senza via di uscita. Tradita e vilipesa, Beatrice cede ai suoi umori mutevoli, e – convinta dalla Saracena – decide di convocare a sé il delegato Spanò per sporgere denuncia per adulterio nei confronti del marito. Nulla può la vecchia donna di servizio Fana, che con tutte le sue forze aveva cercato di convincere Beatrice a desistere. Il primo atto si chiude con una visita di Ciampa a casa di Beatrice. Cerca di convincerla a considerare i gravi problemi che comporterebbe una denuncia. Il secondo atto si apre in un contesto completamente diverso Alla fine Ciampa riesce a capovolgere la situazione in suo favore: bisognerà far credere a tutti che Beatrice sia pazza e che il tradimento del Cavaliere sia stato una sua montatura. L’idea di Ciampa piace a tutti tranne naturalmente a Beatrice. Messa sotto pressione da sua madre e dal fratello Fifì, Beatrice viene però indotta a convincersi che sia meglio – per il bene di tutti – recitare il ruolo della pazza e farsi quindi ricoverare per qualche tempo in una casa di cura.
VENERDÌ 6 SETTEMBRE LE TROIANE
Per “Il Teatro al Territorio”, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, venerdì 6 settembre, alle 19.45, “Le Troiane” da Euripide, Seneca, Sartre. Adattamento e regia Maurizio Carlo Luigi Vitale, con Rosetta Iacona (Ecuba), Gloria P. M. Alfano (Andromaca), Martina Cassenti (Cassandra), Marzia Coniglio (Elena), Simona Schiera (Atena), Domenico Bravo (Taltibio), Roberto Matranga (Menelao). Costumi Compagnia T. C. I Policandri; effetti sonori Giuseppe Calisti, direttore di scena Ezio Fratello, assistente tecnico Giuseppe Casarubea. Prodotto da Compagnia T. C. I Policandri. Troia è caduta, dopo dieci anni di assedio i Greci hanno battuto i Troiani grazie al “Cavallo di legno” ideato da Ulisse. Un gruppo di donne attende la propria sorte. Vittime di guerra hanno perso tutto e ora sono marchiate di infamia: una fascia sul braccio con stampato un codice a barre che le identifica come “merce”, attendono di essere destinate e usate dai nuovi padroni i vincitori. Ecuba regina di Troia; sua figlia Cassandra, considerata pazza perché dotata del potere della preveggenza dal dio Apollo che ha anche fatto sì che non venga mai creduta; Andromaca, moglie di Ettore e madre di Astianatte, unico bimbo rimasto ma destinato alla morte proprio per la paura di Ulisse di una sua “paterna vendetta”; Elena, moglie di Menelao, rapita da Paride e causa della lunga guerra. Quattro donne attendono il loro destino cercando di dare un senso agli avvenimenti, cercando di sopravvivere al loro dolore. Una messa in scena di ricerca contemporanea in cui il regista porta il gesto e l’azione scenica ad appropriarsi della stessa dignità di rappresentazione del testo e della parola. Ed è proprio la dignità che le donne di Troia non accettano di perdere, sconfitte private di tutto anche del diritto di seppellire i propri figli come accade per Ecuba e Andromaca restano unite, soffrono ognuna il dolore delle altre come fosse il proprio, trasformando la vittoria dei Greci in una sconfitta. Un dramma intenso dove il dolore delle donne, la loro sconfitta amplifica la loro grande dignità, la loro forza innata e indomabile.
SABATO 7 SETTEMBRE DIARIO DI TONNARA
Per “Il Teatro al Territorio”, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, sabato 7 settembre, alle 19.45, proiezione del film “Diario di Tonnara”, regia di Giovanni Zoppeddu, conversazione con Ninni Ravazza, autore del volume “Diario di Tonnara”. Introduce Rossella Giglio, direttore del Parco archeologico di Segesta. Ninni Ravazza, giornalista, scrittore, saggista, è stato per vent’anni il sommozzatore della tonnara di San Giuliano – Palazzo – Bonagia e alle tonnare e al mondo dei tonnaroti ha dedicato saggi e libri. La tonnara non c’è più. Ma ci sono gli uomini che l’hanno animata, vissuta e valorosamente rappresentata. Ninni Ravazza è uno di loro. Durante la sua attività da sommozzatore ha dato vita a un diario appassionato e dettagliato delle stagioni trascorse sulle muciare (le imbarcazioni dei tonnaroti). Lo scrittore, l’uomo di mare, il sommozzatore Ninni Ravazza diventa narratore e trasmette al pubblico memorie e testimonianze.
DOMENICA 8 SETTEMBRE MOT, LA CONQUISTA
Per “Il Teatro al Territorio”, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, domenica 8 settembre, alle 19.45, “Not, la conquista” – Istruzioni per diventare tiranno, scritto e diretto da Giacomo Frazzitta. Si tratta di un racconto dell’assedio a Mozia, narrato in stile “cuntista”, con musica dal vivo. Una avvincente narrazione sulla conquista di Mozia da parte di Dionisio di Siracusa e sulla guerra contro i Cartaginesi guidati da Imilcone alleati, anche, di Segesta. Una narrazione a tratti divertente ed emozionante sul contrasto bellico tra i Siracusani sicelioti e greci e i Cartaginesi, con un ritmo narrativo che tiene desta l’attenzione, anche grazie alla musica dal vivo che contorna gli umori del racconto assecondandoli . Scritto e diretto da Giacomo Frazzitta, con Giacomo Frazzitta, Federico Caruana, Lea Fazio, musicisti Francesco Rallo, pianoforte, Giuseppe Lo Grasso, basso, Roberto Gervasi, percussioni, Aldo Bertolino, tromba, costumi Giusy Curcio, regia e luco Luci Bettina Gandolfo, musiche originali Aldo Bertolino.

Comunicato stampa del 30.08.2019

DIONISIACHE 2019
VENERDÌ 30 GIANCARLO GIANNINI CON LE PAROLE NOTE
 

Nella settimana di chiusura del cartellone principale del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo, arriva nel teatro del parco archeologico di Segesta, venerdì 30 agosto, alle 19,45, Giancarlo Giannini con “Le parole note”, un omaggio a Shakespeare, con il Marco Zurzolo Quartet. Il recital di Giancarlo Giannini è un singolare incontro di letteratura e musica: l’attore particolarmente esperto nell’analisi della parola recita una serie di brani e poesie al grande pubblico da Pablo Neruda, Garcia Lorca, Marquez, ai più classici come Shakespeare, Angiolieri, Salinas. Vari autori con un unico tema: l’amore, la donna, la passione e la vita. Giancarlo Giannini sarà accompagnato da una serie di brani inediti del sassofonista partenopeo Marco Zurzolo, suonati dal suo quartetto. Giancarlo Giannini con la sua recitazione, la sua voce calda e penetrante, condurrà gli spettatori in “atmosfere” mistiche, malinconiche, amorose, ed ironiche in un viaggio dal ‘200 fino ad arrivare ai giorni nostri. Grandi emozioni, varie atmosfere in un unico spettacolo.

VENERDÌ 30 ORE 22 SULLA COLLINA DEL TEMPIO
PLAY WIND IN CONCERTO
Ultimo appuntamento musicale, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, venerdì 30, alle 22, sulla collina del tempio, con “Play Wind”. Il trio di virtuosi strumenti a fiato viene sostenuto da un’incisiva sezione ritmica, articolando momenti di improvvisazione. Lo stile compositivo di Vincenzo Gervasi, nell’ambito del progetto Play Wind, nasce da una ricerca incentrata sulle possibilità espressive degli aerofoni (windinstruments) combinando elementi tipici del jazz con le varie forme musicali di derivazione afro-americana. Le partiture sono ricche di richiami al bebop e caratterizzate da strutture ritmiche incisive e peculiari dello swing. Da un labile confine tra musica scritta ed improvvisazione si sviluppa una solida trama espositiva. Vincenzo Gervasi (sax alto), Roberto Gervasi (fisarmonica), Davide Inguaggiato (contrabbasso), Gabriele Lomonte (chitarra), Davide Severino (tromba), Gehanghir Baghchighi (sax baritono).
SABATO 31 ALLE 19,45
IL CANTO DELLE SIRENE CON PIPPO PATTAVINA
Sempre nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo, in programma sabato 31 agosto, alle 19.45, nel teatro del parco archeologico di Segesta, “Il canto delle sirene”, adattamento teatrale e regia di Ezio Donato, con Pippo Pattavina, Debora Bernardi ed Ezio Donato, musiche di Matteo Musumeci eseguite dal vivo alla fisarmonica da Gianni Amore. Il testo è costituito da un trittico, composto dai libri X e XII dell’Odissea di Omero a cui fanno seguito L’ultimo viaggio di Giovanni Pascoli e La Sirena di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: due capolavori della letteratura del Novecento che ruotano intorno ai mitici lidi della Sicilia e alla metafora dell’incanto e dell’inganno delle sirene. Nella riduzione in forma scenica del racconto postumo “La Sirena”, più noto con il titolo “Lighea”, che fu scelto dalla vedova di Tomasi di Lampedusa, la narrazione fiabesca, sospesa tra realismo e dimensione fantastica, ruota intorno ad un anziano professore di greco che rivela ad un giovane amico il segreto di un magico amore, vissuto nell’estate in cui, ventisettenne, si era ritrovato in una località marina siciliana, diviso tra l’attrazione del mare e lo studio del greco per il concorso a cattedra. In questo frangente sarebbe esplosa in lui la passione ricambiata per una bellissima sirena, Lighea, il cui richiamo ha continuato a cadenzare i ritmi della sua vita. Nel poema “L’ultimo viaggio”, tratto dai Poemi Conviviali di Giovanni Pascoli, un Ulisse già vecchio racconta le sue peripezie attorno a una fantastica Trinacria, luogo di straordinari incontri, nella dimora di Eolo, fra Scilla e Cariddi, con la dea Calypso. Il mitico eroe di Omero e la sua Sicilia diventano, nell’immaginario letterario di narratori e poeti, dall’antichità fino a Dante e poi Pascoli, Saba e i contemporanei, la rappresentazione del conflitto eterno fra il desiderio alimentato dalla curiosità e le frustrazioni che i limiti dell’agire umano, avvertiti come insormontabili, impongono. Il canto delle Sirene diventa l’occasione per parlare della Sicilia e del suo rapporto con le altre culture antiche e contemporanee, ma anche del rapporto Nord-Sud. Le Sirene, presenti in tutti i mari del mondo, sembra che in Sicilia trovino sempre un fertile terreno di seduzione degli uomini.
DOMENICA 1 SETTEMBRE ALLE 19,45
“PROMETEO. IL MITO DEL FUOCO”
“Prometeo. Il mito del fuoco” è lo spettacolo che andrà in scena domenica 1 settembre, alle 19.45, nel teatro del parco archeologico di Segesta, e che chiude il cartellone principale del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Uno spettacolo di musica, teatro, danza e fuoco liberamente ispirato al Prometeo di Eschilo, Gide e Goethe.
Prometeo, donatore del fuoco e quindi della saggezza e della disponibilità, diventa, per conseguenza, il promotore dello sviluppo umano, dall’animalità all’umanità, ma anche del Progresso (cieco e senza sguardo come lo stesso Dio). E l’uomo? Il tema si snoderà attraverso lo sviluppo della possibilità dell’uomo di capire la sua essenza e del suo privilegio di percepirsi al centro di un mondo grandioso e perfetto, asservito al suo bisogno e necessità. L’uomo risponde, questo è il tema centrale della performance. La performance si avvarrà: di un ensemble, un’’orchestra di musica barocca che dal vivo richiamerà alcuni compositori le cui opere fanno riferimento al mito greco. Con lo spettacolo del fuoco si inserisce l’elemento naturale e fondamentale per lo svolgersi del dramma mitologico. La regia, coreografia ed adattamento testi Landi Sacco, consulente musicale e direttore Roberta Faja, Cordes Et Vent Ensemble. Spettacolo del fuoco, maschere ed attrezzi scenici Valerio Genovese e Sabrina Firmaturi, scenografie e body painting Fiorella Bonanno. Interpreti Lucia Alfieri, Valerio Genovese, Clara De Rose, Landi Sacco, Giulia Mancino, Eleonora Amato. Ensemble Barocco “Cordes et vent ensamble”: violini Salvatori Guiscardo, Annalisa Scalia, Rosa Alongi, Martina De Sensi, Roberta Miano, Karla Bocaz, violoncello Giorgio Garofalo, contrabbasso Michele Li Puma, tromba Silvio Natoli, clavicembalo: Licia Tani, percussione Gaspare Renna, controtenore Giuseppe Montagno. I solisti del conservatorio “A. Toscanini” di Ribera con Filippo Adami (tenore) Valentina Capraro (soprano).

Comunicato stampa del 28.08.2019

VENERDÌ 30 ALLE 19,45 GIANCARLO GIANNINI CON LE PAROLE NOTE
Nella settimana di chiusura del cartellone principale del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo, arriva nel teatro del parco archeologico di Segesta, venerdì 30 agosto, alle 19,45, Giancarlo Giannini con “Le parole note”, un omaggio a Shakespeare, con il Marco Zurzolo Quartet. Il recital di Giancarlo Giannini è un singolare incontro di letteratura e musica: l’attore particolarmente esperto nell’analisi della parola recita una serie di brani e poesie al grande pubblico da Pablo Neruda, Garcia Lorca, Marquez, ai più classici come Shakespeare, Angiolieri, Salinas. Vari autori con un unico tema: l’amore, la donna, la passione e la vita. Giancarlo Giannini sarà accompagnato da una serie di brani inediti del sassofonista partenopeo Marco Zurzolo, suonati dal suo quartetto. Giancarlo Giannini con la sua recitazione, la sua voce calda e penetrante, condurrà gli spettatori in “atmosfere” mistiche, malinconiche, amorose, ed ironiche in un viaggio dal ‘200 fino ad arrivare ai giorni nostri. Grandi emozioni, varie atmosfere in un unico spettacolo.
VENERDÌ 30 ORE 22 SULLA COLLINA DEL TEMPIO PLAY WIND IN CONCERTO
Ultimo appuntamento musicale, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, venerdì 30, alle 22, sulla collina del tempio, con “Play Wind”. Il trio di virtuosi strumenti a fiato viene sostenuto da un’incisiva sezione ritmica, articolando momenti di improvvisazione. Lo stile compositivo di Vincenzo Gervasi, nell’ambito del progetto Play Wind, nasce da una ricerca incentrata sulle possibilità espressive degli aerofoni (windinstruments) combinando elementi tipici del jazz con le varie forme musicali di derivazione afro-americana. Le partiture sono ricche di richiami al bebop e caratterizzate da strutture ritmiche incisive e peculiari dello swing. Da un labile confine tra musica scritta ed improvvisazione si sviluppa una solida trama espositiva. Vincenzo Gervasi (sax alto), Roberto Gervasi (fisarmonica), Davide Inguaggiato (contrabbasso), Gabriele Lomonte (chitarra), Davide Severino (tromba), Gehanghir Baghchighi (sax baritono).
SABATO 31 ALLE 19,45 IL CANTO DELLE SIRENE CON PIPPO PATTAVINA
Sempre nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo, in programma sabato 31 agosto, alle 19.45, nel teatro del parco archeologico di Segesta, “Il canto delle sirene”, adattamento teatrale e regia di Ezio Donato, con Pippo Pattavina, Debora Bernardi ed Ezio Donato, musiche di Matteo Musumeci eseguite dal vivo alla fisarmonica da Gianni Amore. Il testo è costituito da un trittico, composto dai libri X e XII dell’Odissea di Omero a cui fanno seguito L’ultimo viaggio di Giovanni Pascoli e La Sirena di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: due capolavori della letteratura del Novecento che ruotano intorno ai mitici lidi della Sicilia e alla metafora dell’incanto e dell’inganno delle sirene. Nella riduzione in forma scenica del racconto postumo “La Sirena”, più noto con il titolo “Lighea”, che fu scelto dalla vedova di Tomasi di Lampedusa, la narrazione fiabesca, sospesa tra realismo e dimensione fantastica, ruota intorno ad un anziano professore di greco che rivela ad un giovane amico il segreto di un magico amore, vissuto nell’estate in cui, ventisettenne, si era ritrovato in una località marina siciliana, diviso tra l’attrazione del mare e lo studio del greco per il concorso a cattedra. In questo frangente sarebbe esplosa in lui la passione ricambiata per una bellissima sirena, Lighea, il cui richiamo ha continuato a cadenzare i ritmi della sua vita. Nel poema “L’ultimo viaggio”, tratto dai Poemi Conviviali di Giovanni Pascoli, un Ulisse già vecchio racconta le sue peripezie attorno a una fantastica Trinacria, luogo di straordinari incontri, nella dimora di Eolo, fra Scilla e Cariddi, con la dea Calypso. Il mitico eroe di Omero e la sua Sicilia diventano, nell’immaginario letterario di narratori e poeti, dall’antichità fino a Dante e poi Pascoli, Saba e i contemporanei, la rappresentazione del conflitto eterno fra il desiderio alimentato dalla curiosità e le frustrazioni che i limiti dell’agire umano, avvertiti come insormontabili, impongono. Il canto delle Sirene diventa l’occasione per parlare della Sicilia e del suo rapporto con le altre culture antiche e contemporanee, ma anche del rapporto Nord-Sud. Le Sirene, presenti in tutti i mari del mondo, sembra che in Sicilia trovino sempre un fertile terreno di seduzione degli uomini.
DOMENICA 1 SETTEMBRE ALLE 19,45 “PROMETEO. IL MITO DEL FUOCO”
“Prometeo. Il mito del fuoco” è lo spettacolo che andrà in scena domenica 1 settembre, alle 19.45, nel teatro del parco archeologico di Segesta, e che chiude il cartellone principale del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Uno spettacolo di musica, teatro, danza e fuoco liberamente ispirato al Prometeo di Eschilo, Gide e Goethe.
Prometeo, donatore del fuoco e quindi della saggezza e della disponibilità, diventa, per conseguenza, il promotore dello sviluppo umano, dall’animalità all’umanità, ma anche del Progresso (cieco e senza sguardo come lo stesso Dio). E l’uomo? Il tema si snoderà attraverso lo sviluppo della possibilità dell’uomo di capire la sua essenza e del suo privilegio di percepirsi al centro di un mondo grandioso e perfetto, asservito al suo bisogno e necessità. L’uomo risponde, questo è il tema centrale della performance. La performance si avvarrà: di un ensemble, un’’orchestra di musica barocca che dal vivo richiamerà alcuni compositori le cui opere fanno riferimento al mito greco. Con lo spettacolo del fuoco si inserisce l’elemento naturale e fondamentale per lo svolgersi del dramma mitologico. La regia, coreografia ed adattamento testi Landi Sacco, consulente musicale e direttore Roberta Faja, Cordes Et Vent Ensemble. Spettacolo del fuoco, maschere ed attrezzi scenici Valerio Genovese e Sabrina Firmaturi, scenografie e body painting Fiorella Bonanno. Interpreti Lucia Alfieri, Valerio Genovese, Clara De Rose, Landi Sacco, Giulia Mancino, Eleonora Amato. Ensemble Barocco “Cordes et vent ensamble”: violini Salvatori Guiscardo, Annalisa Scalia, Rosa Alongi, Martina De Sensi, Roberta Miano, Karla Bocaz, violoncello Giorgio Garofalo, contrabbasso Michele Li Puma, tromba Silvio Natoli, clavicembalo: Licia Tani, percussione Gaspare Renna, controtenore Giuseppe Montagno. I solisti del conservatorio “A. Toscanini” di Ribera con Filippo Adami (tenore) Valentina Capraro (soprano).

Comunicato stampa del 24.08.2019

DIONISIACHE 2019: LUNEDÌ 26 ALCESTI DI EURIPIDE E MARTEDÌ 27 RE PIPINO IL BREVE
MERCOLEDÌ 28 E GIOVEDÌ 29 “GLI UCCELLI. NUBICUCÙLIA, LA CITTA’ IMPOSSIBILE”
CONVERSAZIONI D’AUTORE: MERCOLEDI’ 28 INCONTRO SU “L’ARTE RUPESTRE PRESISTORICA IN SICILIA”
Prima nazionale per Alcesti di Euripide lunedì 26 agosto, alle 19,45, nel teatro del parco archeologico di Segesta, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Nuova traduzione originale di Giovanni Greco, regia e adattamento di Danilo Capezzani.
La tragedia Alcesti ha tutti i caratteri della fiaba, fuori dal tempo e dallo spazio, purtroppo in realtà non del tutto a lieto fine, come invece molto spesso è solita essere ritenuta per via dell’ambiguo finale scritto da Euripide. Infatti, come potrebbe accadere in una fiaba, in un giorno inaspettato, alla reggia del re Admeto arriva la Morte a reclamare la vita del re, il quale ottiene da Essa di continuare a vivere a patto che qualcuno accetti di morire al posto suo: solo la moglie Alcesti, troppo innamorata, si sacrifica, e muore salvando il marito. In realtà è proprio da questo fiabesco punto di avvio che scaturisce tutta la modernità di questa storia. È la storia della condanna dell’uomo Admeto e dell’ineluttabilità di un destino, conseguente alle proprie azioni. Quello stesso giorno l’eroe Eracle, che passa da quella casa, si offre, per farsi perdonare dal re Admeto, di riportargli a casa la moglie Alcesti, dal regno dei morti. È mai possibile una resurrezione? Davvero Euripide più di duemila anni fa ha voluto far credere al pubblico del Teatro di Dioniso di Atene che Alcesti può tornare in vita? Eracle è goffo: umano e mortale più che mai; può davvero scendere nel mondo dei morti? Alcesti è a mio avviso la tragedia della dannazione dei mortali: che è -sì- di chi se ne va, ma è “forse anche questa vaneggiante amara oscurità che scende su chi resta”. Con: Michele Demaria, Gabriele Benedetti, Flaminia Cuzzoli, Diego Giangrasso, Iacopo Nestori, Ludovica Apollonj Ghetti, Lorenzo Guerrieri, Adriano Exacoustos, Sara Panci, Marco Masiello, Luca Buongiorno. Progettazione scenografica Danilo Capezzani; assistente alla regia Gabriele Claretti; suoni Luca Gaudenzi, collaborazione alla drammaturgia Annick Edmin; grafiche Francesco Morgante. Produzione Progetto Goldstein e Tradizione Teatro, con il patrocinio dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Spettacolo vincitore Skene Lab di Tradizione Teatro.
RE PIPINO IL BREVE MARTEDI’ 27 AGOSTO ALLE 19,45
La Compagnia Carlo Magno mette in scena martedì 27 agosto, nel teatro del parco archeologico di Segesta, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, “Re Pipino il breve”, Opera dei pupi, con il puparo e cuntastorie Enzo Mancuso. Il cunto è la forma di teatro più antica che esista; viene fatto con l’essenziale che richiede la tradizione: una pedana, una spada, il corpo e la voce. Durante il racconto la voce si trasforma, fino a raggiungere alcuni momenti drammatici, in cui la recita risulta una metrica regolata che supera qualsiasi significato per toccare l’astrazione del corpo sonoro. Lo spettacolo di Cunto che Enzo Mancuso rappresenterà in quest’occasione racconta l’assassinio di Re Pipino per mano dei figli illegittimi Olderigi e Lanfroi, e la fuga di Carlotto, designato quale futuro re e testimone del misfatto. Invidie, gelosie e giochi di potere innescano tradimenti, vendette sanguinose e battaglie tra i Magonzesi e i baroni fedeli al re ucciso. Sconfitto dai traditori, il prode Morando di Riviera decide di lasciare Parigi e cercare Carlotto, promettendo un giorno di vendicare la morte del suo amato Re e restituire il trono al legittimo erede.
MERCOLEDÌ 28 E GIOVEDÌ 29 “GLI UCCELLI. NUBICUCÙLIA, LA CITTÀ IMPOSSIBILE” ADATTAMENTO E REGIA DI CINZIA MACCAGNANO
Due ateniesi, Pistetero ed Evelpide, lasciano la loro città divorata dalla passione vendicativa della giustizia e dall’ossessivo desiderio di colonizzare popoli e territori, e se ne vanno in cerca di un luogo senza seccature, per trascorrervi il resto della vita. Laggiù i due ateniesi cercano e trovano un grande sogno utopico: una città che rinnovi la perduta età dell’oro, quando gli uccelli, più antichi di Crono e dei Titani, padroni del tempo, erano sovrani di una patria dolce e materna, senza leggi né violenza. Ma l’utopia dura poco, perché Pistetero, via via, ristabilizza nella nuova polis l’ordine del nomos a cui si era ribellato, stravolgendo l’aerea Nubicucùlia in un doppio del mondo reale, dove gli uccelli “dissidenti” vengono trasformati in un arrosto succulento, mentre quelli accondiscendenti si mettono al totale servizio degli uomini.
“Gli uccelli. Nubicucùlia, la città impossibile” di Aristofane”, adattamento e regia Cinzia Maccagnano, andrà in scena mercoledì 28 e giovedì 29 agosto, alle 19,45, nel teatro del parco archeologico di Segesta,nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
In uno sgangherato varietà, anche attraverso scene buffonesche e ridicole, si manifesta la ribellione dell’individuo nei confronti del gruppo, della società. Questa ribellione, comune a tutti gli uomini, non trovando appigli nella realtà per l’attuazione, dà impulso incontrollato, si traduce in atto in una dimensione fantastica, dove il sovvertimento dell’ordine costituito diventa lecito, il desiderio diventa folle a tal punto da sovrapporre il mondo ideale a quello reale. L’autocompiacimento di Pistetero lo porta a diventare anch’egli ipertrofico, come la sua Atene dalle mire espansionistiche, e così, non pago di aver assunto il controllo di Nubicucùlia, vuole costringere alla sottomissione persino gli dèi, ricattandoli e poi corrompendoli. Ma che ne sarà di questo mondo, apparentemente a misura d’uccello, ma di fatto a misura di Pistetero? L’uomo cadrà negli stessi vizi da cui è fuggito, irrimediabilmente sedotto dal potere che gli garantisce il controllo della società di uccelli, e dal denaro che lo rende socialmente riconosciuto. Ne verrà fuori un Io ricostruito che al termine di una parata tutta musica e balletti, come il più estroso dei carnevali, metterà in gabbia i desideri degli altri, costruirà mura a garanzia del proprio Io eroico, facendosi beffe persino degli dèi. L’opera di Aristofane si conclude con la festa per le nozze di Pistetero con l’amante di Zeus, cioè con l’accettazione della vittoria del più furbo, come se la conclusione dovesse essere quella di accontentarsi di quell’unico modello possibile di società, dove una “tarantella” chiassosa, cancellando il malumore, tenta di cancellare, nascondendolo, il malessere. Ma ad uno sguardo più distante si può cogliere invece come Aristofane indichi la banalità del male, la fragilità delle società che si lasciano capeggiare dalla bramosia di individui frustrati e prepotenti che un poco di coraggio potrebbe scalzare con facilità. Perciò, forse, possiamo immaginare un usignolo, una voce fuori dal coro, che, volando in alto sullo sfumare della festa, possa cantare ancora la nascita di una città ideale, chissà dove, chissà con chi. Adattamento e regia Cinzia Maccagnano; con Oriana Cardaci, Marta Cirello, Raffaele Gangale, Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Chiara Pizzolo, Cristina Putignano, Rossana Veracierta. E con Lucrezio De Seta, Franco Vinci. Musiche originali, Lucrezio De Seta; canzone di Upupa Federica Clementi; movimenti di scena Luna Marongiu; costumi Monica Mancini; scenografia Rosalba Cannella e Mariella Beltempo.
PER CONVERSAZIONI D’AUTORE MERCOLEDI’ 28 AGOSTO ORE 21.30 INCONTRO CON GIOVANNI MANNINO SU “L’ARTE RUPESTRE PRESISTORICA IN SICILIA”
Per ‘Conversazioni d’autore’ mercoledì 28 agosto alle 21.30, sempre nell’ambito delle Dionisiache 2019, incontro con l’archeologo e speleologo Giovanni Mannino su “L’arte rupestre preistorica in Sicilia” (Edizioni di Storia e di studi sociali), volume curato dall’archeologo Antonino Filippi. Mannino autore del volume e fondatore dell’Associazione Catasto Speleologico Siciliano, ha esplorato oltre 700 grotte in Sicilia e in Italia. Introduce Rossella Giglio, direttore del parco archeologico di Segesta.
L’arte rupestre preistorica è un linguaggio senza tempo fatto di immagini e segni, talvolta incisi altre volte dipinti sulla roccia, che ritroviamo in ogni parte del mondo. L’uomo preistorico, sin dal lontano Paleolitico Superiore, realizzò in Sicilia sulle pareti delle grotte alcuni capolavori d’arte, come la celebre scena nella Grotta dell’Addaura, presso Palermo, dove uomini e donne sono intenti a compiere un acrobatico rituale, del quale forse mai comprenderemo la reale essenza; o le figure di animali nella Grotta del Genovese dell’isola di Levanzo, che costituiscono una sorta di enciclopedia illustrata della fauna siciliana sul finire del Pleistocene. Più enigmatici sono invece i segni dipinti sulle pareti della Grotta dei Cavalli, presso San Vito lo Capo, quasi un preludio dell’arte astratta dei nostri tempi, o le migliaia di incisioni lineari presenti in decine di grotte e anfratti, per le quali l’estrema essenzialità del segno scolpito nella roccia nasconde ancora gelosamente il messaggio in esse contenuto.
Sarà proprio dalla scoperta nel 1960, per la prima volta in Italia, di alcuni segni incisi nel corso della preistoria, in una grotta non lontana da Palermo, che avrà inizio la lunga avventura scientifica di Giovanni Mannino, già pioniere della speleologia siciliana. L’autore, attraverso le pagine di questo libro, curato dall’archeologo Antonino Filippi, ci racconta così oltre mezzo secolo di studi, non limitandosi però alla sola descrizione dei dati, ma esplorando anche il lato umano della ricerca, i fatti, le circostanze e i protagonisti di ogni scoperta, attraverso un racconto che travalica il mero dato scientifico, divenendo la narrazione di una storia, ancora poco conosciuta, che ha come protagonista la Sicilia e la sua millenaria cultura.

Comunicato stampa del 22.08.2019

DIONISIACHE 2019: TRINUMMUS (LE TRE MONETE) DI PLAUTO DAL 23 AL 25 AGOSTO
VENERDI’ 23 MUSICA “BROADWAY 2.0” CON RICCARDO RANDISI E KATE WORKER
SABATO 24 “MUSIC FROM MYTHS” E NOTTE BIANCA CON PIETRO ADRAGNA IN CONCERTO
DOMENICA 25 ALL’ALBA IAIA FORTE INTERPRETA “PENELOPE”
COLLINA DEL TEMPIO 25 AGOSTO ORE 21.30 “L’OSSO CHE CANTA IN SICILIA”
Trinummus (Le Tre Monete) è la commedia plautina che si avvicina di più a Terenzio — l’altro poeta comico latino del II sec. a.C. La commedia, datata attorno al 190 a.C., tra le meno rappresentate, andrà in scena, con la regia di Domenico Pantano, nel teatro del parco archeologico di Segesta da venerdì 23 a domenica 25 agosto, alle 19.45, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica Nicasio Anzelmo.

Domenico Pantano
Forse è la più morale nello scarsamente morale teatro plautino. Nel Trinummus il moralismo è molto chiaro: parlando di un campo, ad esempio si dice: “Bisognerebbe seminarvi i cattivi costumi se, a forza di sotterrarli, finissero per ridursi a zero”. Il concetto di “dote” viene ampiamente sottolineato diventando motivo di orgoglio e di responsabilità. Si tratta in sostanza di un quadro di vita “borghese”, in una non identificata città di mare, dove contrastano la virtù e la laboriosità degli anziani (Carmide e Callicle) e la dissipatezza di alcuni giovani (Lesbonico), con il contorno di amici, di pettegolezzi e vicende varie che si risolvono comunque in un lieto fine in cui la virtù è premiata e l’errore perdonato. Interessante la sottolineatura di due tipi di giovani, i “buoni” e, almeno per il momento, i “cattivi”.
Sinossi. Carmide, un padre guerriero-girovago, alla continua ricerca di fortuna, lascia i due figli in affidamento ad un amico, Callicle, per affrontare l’ennesimo viaggio. Allo stesso amico confida che dentro la casa dove abitano i figli è nascosto un tesoro, imponendogli di non rivelare mai a nessuno il segreto. L’amico non vedendolo più tornare, ed assistendo al libero sfogo di uno dei figli, Lesbonico, che reclama continuamente monete per il proprio vizio dissipando il patrimonio e mettendo in vendita la casa, temendo di perdere il tesoro, compra le proprietà del padre per poche mine. L’intenzione di Callicle non è quella di approfittare del giovane Lesbonico in stato di bisogno, ma quella di salvare la casa e il tesoro restituendoli all’amico Carmide nel momento in cui sarebbe tornato. Nessun futuro per i due giovani, nonostante la sorella Soteride viva una richiesta di matrimonio da parte di un giovane benestante del luogo, Lisitele. Mentre i servi, Stasimo e Fronesia, tramano modi per avere consenso al matrimonio visto che non c’è più dote per la rabbia di Filtone, padre di Lisitele, si evidenziano: posizioni, caratterialità dei singoli personaggi, dediti al gioco della difesa dei propri piccoli interessi. La tresca è sul punto di riuscire, con buona pace di tutti, quando torna inatteso, naufrago e solo, Carmide il padre, che all’oscuro di tutto rivive in modo distorto gli avvenimenti, passando da una disavventura personale all’altra, prima che la verità si ristabilisca. L’equivoco, l’inganno, la complicità tra i singoli personaggi, determina un mondo piccolo, fatto di manie, pettegolezzi, travestimenti, desideri vietati, e fanno delle Tre Monete, già commedia comica latina, un’opera di grande attualità, in cui l’assenza di potere genera chiacchiere. Regia: Domenico Pantano; con: Domenico Pantano, Marco Prosperini, Orazio Alba, Veronica Baleani, Maria Lauria, Paolo Ricchi, Krzysztof Burzacky Bogucky, Vittorio Chia; Scene di Gianluca Modio; costumi di Ilenia Gurnari; movimenti coreografici Barbara Cacciato; realizzazioni scene OCSA.
MUSICA: VENERDÌ 23, ALLE 22, RANDISI & WORKERBROADWAY 2.0”
Da sempre si associa “Broadway” ad un concetto chiaro: il palcoscenico. La storia di questo luogo magico, che corrisponde alla 42/ma strada di Manhattan, è quella di un nome destinato a rivoluzionare gli spettacoli dal vivo di tutto il mondo. Il grande nome fu subito legato al musical. Nato come ibrido dell’operetta, il musical creava per la prima volta un vero e proprio spettacolo americano che definiva un gusto d’oltreoceano, che non spartiva nulla con ciò che accadeva in Europa. Alcuni tra i più grandi compositori americani, Gershwin, Porter, Kern hanno scritto capolavori indimenticabili per i musical di Broadway. Questi capolavori sono divenuti famosi “standards jazz” resi immortali grazie alle magnifiche interpretazioni dei più grandi jazzisti americani. Broadway 2.0, proposto da Kate Worker e Riccardo Randisi, venerdì 23 agosto, alle 22, sulla collina del tempio, nell’ambito delle Dionisiache 2019, vuole rendere un sentito omaggio alla tradizione del musical attraverso la riproposizione di alcuni dei brani più rievocativi della tradizione americana, proposti attraverso l’esecuzione di arrangiamenti originali targati Worker-Randisi, nei quali affiorano e si amalgamano perfettamente sia la conoscenza jazzistica di Randisi che la visione musicale trasversale ed europea della Worker. Riccardo Randisi al piano, la voce di Kate Worker, Marco Zammuto al contrabbasso, Fabrizio Giambanco alla batteria, Davide Rizzuto al sassofono.
CONVERSAZIONI D’AUTORE: SABATO 24 ALLE 21.30 ALBERTO STABILE PARLA DI MEDIO ORIENTE IN FIAMME CON 12 MILIONI DI PERSONE IN FUGA DAI CONFLITTI
Per “conversazioni d’autore” sabato 24, alle 21.30, sulla collina del tempio, il giornalista e per anni corrispondente de la Repubblica Alberto Stabile, dialoga con la giornalista Jana Cardinale su “Medio Oriente in fiamme: dallo Yemen al Golfo persico, dalla Libia all’Iran con 12 milioni di persone in fuga dai conflitti. Introduce Rossella Giglio, direttore del Parco archeologico di Segesta. L’iniziativa di inserisce nel programma del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019.
“MUSIC FROM MYTHS” SABATO 24 AGOSTO ALLE 22.30 SULLA COLLINA DEL TEMPIO
Sempre nel programma del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019 arriva “Music from Myths” sabato 24 agosto, alle 22.30, sulla collina del tempio, composizione e produttore Salvo Ferrara. Con Salvo Ferrara, piano-synths, Fabio Ferrara, 1° violino, Pippo Di Chiara 2° violino e tastiere, Gaspare D’Amato, viola, Andrea Rigano, violoncello, Agostino Cirrito, sax, akay ewi, e Cristiano Nasta, live set-up programming e sound.Ingresso libero. Il concept è incentrato sul tema del rapporto fra suoni e mitologia, fra percezione uditiva e suggestione visiva. La composizione estende il concetto di classicità avvalendosi di un approccio creativo aperto alle moderne tecnologie di audio produzione. Il suono che ne scaturisce rappresenta il segno peculiare della “laicizzazione” dell’ispirazione classica dell’autore: se l’impronta, nella sua cellula compositiva, è chiaramente orchestrale, in effetti il suo sviluppo viene sostenuto da inconsuete soluzioni timbriche e ritmiche nelle quali arpeggiatori di stampo ambient si sovrappongono a freseggi dettati dagli archi, pads dal sapore “cinematic” fanno da sfondo a larghe melodie cantate dall’ewi (electronic wind instrument), matrici pianistiche, minimaliste si animano grazie all’apporto di drum machines.
ULTIMA NOTTE BIANCA CON PIETRO ADRAGNA IN CONCERTO ALLE 00.30
Ultima notte bianca tra sabato 24 e domenica 25 del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, con Pietro Adragna, 31 anni, di Erice, fisarmonicista italiano, concertista di livello internazionale, proclamato campione del mondo di fisarmonica nel 2009 e nel 2011, che ha cominciato a studiare la fisarmonica, nella sua città, a soli 6 anni, con il maestro Salvatore Graziano. Negli anni successivi ha approfondito gli studi con il maestro Roberto Fuccelli e si è perfezionato in Francia con Frederic Deschamps, dedicandosi anche al pianoforte, alla composizione e alla direzione d’orchestra. Ha frequentato il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, dove ha conseguito il diploma in fisarmonica sotto la guida del maestro Ivano Battiston e in pianoforte con il maestro Yang Su Cin. Studia ed approfondisce gli studi di direzione d’orchestra con il maestro Alessandro Pinzauti, suo punto di riferimento, diplomandosi in seguito al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo sotto la guida del maestro Carmelo Caruso.

Pietro Adragna
Il suo lavoro è caratterizzato dalle trascrizioni per fisarmonica di arie d’opera nate per grande orchestra. Nel 2009, ha vinto il Trofeo Mondiale di fisarmonica, tenutosi ad Albufeira, Portogallo. Alla Coppa Mondiale del 2011, svoltasi in Cina, ha vinto nella categoria “Virtuoso Entertainment Music” e nella categoria “Digital Accordion”. Quello stesso anno ha vinto anche il 5° Festival Internazionale della Fisarmonica Digitale a Roma. Negli anni ha suonato in quasi tutto il Mondo: Europa, Nord America e Asia. Ha calcato palchi prestigiosi come il Teatro Massimo di Palermo, Teatro greco di Taormina, Teatro del Mediterraneo di Napoli. Vanta, inoltre, collaborazioni in RAI. Dal 2016 è il direttore artistico del World Accordion Festival in Sicilia, e da ottobre 2017, direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica Giovanile “Vito Fazio Allmayer” di Alcamo.
IAIA FORTE E’ PENELOPE NELL’ULTIMA ALBA A SEGESTA DOMENICA 25 ALLE 5
Ultima alba per la programmazione di questa stagione del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, a Segesta, con Iaia Forte che è “Penelepe” con la regia di Giuseppe Argirò. Liberamente ispirato all’Odissea di Omero, lo spettacolo di portata affabulatoria che si radica nell’impegno civile, è un viaggio ironico e struggente attraverso i luoghi visitati da Ulisse e raccontati dalla voce femminile di Penelope, Iaia Forte, che con abile trasformismo vocale, veste i panni dei personaggi coinvolgendo gli spettatori nel gioco teatrale delle diverse metamorfosi.

Iaia Forte
Gli eroi omerici, attraverso la riscrittura e la regia di Giuseppe Argirò, diventano grotteschi, brillanti; privati della loro antichità rinascono moderni e profondamente umani in un’interpretazione che si avvale di un repertorio musicale, particolarmente accattivante e sofisticato, con i brani di Debussy, Chopin, Skrjabin, Tiersen, Nyman, Schumann, Piazzolla. “Lo spettacolo è affidato esclusivamente alla forza interpretativa dell’attrice e alla carica espressiva della musica, frutto di un’operazione drammaturgica che considera una voce esclusiva per le molteplici sfaccettature. Penelope, nel suo viaggio affabulatorio attraverso la drammaturgia che propone un’unica voce a ripercorrere le peripezie di Ulisse e tutti i personaggi da lui incontrati, diventerà, di volta in volta, il Ciclope, la Maga Circe, le Sirene incantatrici. Alla voce recitante fa da contrappunto una partitura musicale estremamente accattivante dal fascino contemporaneo; un pianista in mezzo all’oceano interpreta musicalmente il viaggio di Odisseo e l’attesa di Penelope, come se si trovasse in un luogo senza tempo” …“Odissea Penelope, che racchiude nel titolo la sua necessità d’essere anticipando il punto di vista tutto al femminile dell’attesa esprimendo la rivendicazione del dolore, dell’abbandono e della solitudine, reclama il diritto della donna ad esistere, a chiamarsi con un nome proprio, affermando un’identità che non può essere decisa a priori da nessun sistema culturale. Nella memoria si consuma la violenza. Rimane il dolore muto e silenzioso che nega qualsiasi forma di rimozione ritrovando, nella parola e nel teatro, l’unica forma di rappresentazione possibile”.
COLLINA DEL TEMPIO 25 AGOSTO ORE 21.30 “L’OSSO CHE CANTA IN SICILIA”
Sempre nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dioniasiache 2019, domenica 25 agosto, ore 21.30, “L’osso che canta in Sicilia”, una fiaba di magia tra oralità e scrittura. Conferenza spettacolo ideata da Sergio Bonanzinga (Università degli Studi di Palermo), con la partecipazione di Francesca Chimento, Barbara Crescimanno e Michele Piccione. Introduce Rossella Giglio, direttore del Parco archeologico di Segesta. Con il titolo convenzionale “L’osso che canta” si usa indicare una fiaba di magia diffusa in tutta l’area europea. Nelle Isole Britanniche la medesima narrazione è diffusa anche sotto forma di ballata. L’intreccio si può così sintetizzare: 1) un giovane (o una giovane) uccide il fratello (o sorella) e lo seppellisce (o getta il cadavere in uno specchio d’acqua); 2) dalle ossa dell’ucciso, o da una pianta cresciuta sul luogo della sepoltura (o dell’annegamento), un passante (pastore, menestrello, giullare, mendicante, contadino) ricava uno strumento musicale (flauto o piffero, zampogna o cornamusa, arpa, violino) oppure una sua parte (a esempio il bocchino di un corno secondo la variante presente nella celebre raccolta dei fratelli Grimm); 3) nello strumento s’incarna l’anima del defunto che attraverso il suono-canto accusa il responsabile dell’omicidio. Anche in Sicilia la fiaba è presente, e in tutte le varianti attestate nella letteratura demologica sono incluse delle parti cantate, anche se la melodia utilizzata nel canto viene rilevata all’inizio del Novecento esclusivamente dal musicista-etnografo Alberto Favara. Nel corso della conferenza-spettacolo verranno letti e drammatizzati i testi del cuntu attestati nella letteratura folklorica ed etnomusicologica (Gonzembach, Pitrè, Grisanti e Favara) e mostrati i filmati di alcuni fra più significativi esempi rilevati nella tradizione orale contemporanea.

Comunicato stampa del 20.08.2019

DIONISIACHE 2019: MERCOLEDÌ 21 E GIOVEDÌ 22 AIACE DI SOFOCLE
Una messa in scena classica, senza contaminazioni o attualizzazioni, né sul testo né sulla scenografia e costumi. Aiace di Sofocle andrà in scena, mercoledì 21 e giovedì 22 agosto, alle 19,45, nel teatro del parco archeologico di Segesta, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dioniasiache 2019, direzione artistica Nicasio Anzelmo.
Aiace è la più antica tragedia di Sofocle, rappresentata intorno al 445; essa incarna il senso tragico nel conflitto atroce tra due mondi (antico e moderno) ed è la tragedia della solitudine per antonomasia. Lo spunto nasce dall’estrema modernità e attualità, presenti in vari aspetti dell’opera: la modernità della scrittura drammaturgica dell’autore – che sicuramente si distingue in ciò dagli altri due poeti tragici dell’antichità, Eschilo ed Euripide e l’attualità delle tematiche principali, cioè l’arroganza la tracotanza, la così detta “ubris”, che vive in tutti i personaggi dell’opera, umani e divini, e la conseguente vergogna del protagonista che, facendo presa sul suo smisurato orgoglio, lo conduce al suicidio. L’integrità morale del personaggio ne fa un tragico eroe moderno.
Il ruolo del protagonista è affidato a David Coco. Per quanto riguarda la scenografia, è suggerita dallo stesso autore, e cioè la tenda di Aiace nell’accampamento dell’esercito greco. Regia di Giovanni Rizzuti; con: David Coco (Aiace), Bruno Torrisi (Ulisse), Manuela Ventura (Tecmessa), Chiara Seminara (Atena), Franco Sciacca (Agamennone), Stefano Onofri (Messaggero), Alessandro Romano (Teucro), Salvo Disca (Menelao). Coro: Luca Iacono, Adriano Di Bella, Edoardo Monteforte. Ricerca musicale effetti sonori Franz Vozza; scene Emanuele Salamanca. Compagnia: Associazione Gags – Giovani attori per Giovani spettatori.
PER CONVERSAZIONI D’AUTORE GIOVEDI’ 22 AGOSTO “STORIE DI SANGUE, AMICI E FANTASMI” CON PIETRO GRASSO, FRANCESCO LA LICATA, TURI MORRICA
Sempre nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dioniasiache 2019, per “Conversazioni d’autore”, giovedì 22 agosto, alle 21.30, sulla collina del tempio, “Storie di sangue, amici e fantasmi”, con il senatore Pietro Grasso, e Francesco la Licata, giornalista e scrittore. Letture di Turi Morrica, attore. Introduce Rossella Giglio, direttore del parco archeologico di Segesta. Una vita passata a lottare contro la mafia accanto ad amici carissimi, che sono anche simboli di impegno civile, e a contatto con boss sanguinari, che possono diventare preziosi collaboratori per la ricerca della verità. Venticinque anni dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, Pietro Grasso – oggi senatore della Repubblica e già presidente del Senato dal 2013 al 2018, allora magistrato in prima linea nella lotta alla mafia – torna a percorrere le strade di Palermo, l’aula del Maxiprocesso, le campagne rifugio dei latitanti e le tante, troppe scene del crimine in cui ha dovuto scorgere il cadavere di uomini dello Stato trucidati dalla mafia, di amici portati via troppo presto.

Comunicato stampa del 18.08.2019

DIONISIACHE 2019: LUNEDI’ 19 E MARTEDI’ 20 AGOSTO LYSISTRATA DA ARISTOFANE
Il sesso fa muovere il mondo e Lysistrata lo sa, ne è convinta e mette in atto uno stratagemma creativo e surreale: tutte le donne greche dovranno astenersi dall’avere rapporti sessuali con i mariti finché la guerra del Peloponneso non sarà cessata. Ma nel tentativo di rovesciare le regole della società maschilista del tempo, Lysistrata è in fondo costretta a confermarle e a conti fatti sembra proprio che il potere decisionale delle donne rimanga legato esclusivamente al sesso. Purtroppo con il suo eroico sciopero otterrà soltanto un’uguaglianza ed una pace provvisorie. Banned Theatre propone per lunedì 19 e martedì 20 agosto, alle 19.45, nell’ambito del Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo, un divertentissimo adattamento della famosa commedia di Aristofane ed affronta con impegno il tema universale della guerra, con la regia di Valentina Ferrante e Micaela De Grandi. “In realtà la guerra è più un affare da donne, perché esse ne sopportano il peso due volte: partoriscono i figli con dolore, li allevano con tanto amore e poi li vedono andare via a fare i soldati!”. Le madri portano la vita dentro e ne comprendono appieno il valore. Stop the war! E’ il grido delle donne e madri di Atene che, nella moderna rielaborazione della paràbasi, evocano una visione profetica dei giorni nostri, travolti da guerre e conflitti di varia natura: religione, denaro, potere. Sono quelle stesse guerre che strappano i figli alle madri. Stop the war! “Polemos è padre di tutte le cose”, diceva Eraclito. Se non ci fosse guerra tra i contrari non ci sarebbe vita.
Ma il Logos come Padreterno, ovvero colui che è armonia in profondità, forse si disvela nella maternità, nel meraviglioso atto della procreazione, dunque, della creazione. La madre è una divinità incantevole. Se la negazione dell’atto sessuale potesse risolvere un conflitto, a cosa potrebbe portare il rifiuto alla procreazione? Segnerebbe la fine dell’umanità. La madre è dunque sacra. Nell’atmosfera giocosa della Lysistrata si toccheranno temi salienti, evidenziando l’aspetto comico del testo di Aristofane e offrendo uno spettacolo al contempo divertente e riflessivo. Una messinscena essenziale che nasce in co-produzione con il “Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2016” e si sviluppa da un lavoro di improvvisazione degli attori com’è tipico del “modus creandi” della compagnia. Attraverso l’uso delle maschere e coadiuvati dalle efficaci musiche originali di Luca Mauceri, i sei attori in scena esploreranno il caleidoscopio dei tipi umani con esilaranti capovolgimenti dei generi maschile e femminile. Lysistrata: regia di Valentina Ferrante e Micaela De Grandi; con: Giovanna Criscuolo, Micaela De Grandi, Valentina Ferrante, Federico Fiorenza, Massimiliano Geraci, Luigi Nicotra, Giovanni Rizzuti. Musiche di Luca Mauceri; costumi di Nunzia Capano; elementi di scena Michele De Grande e Simona Ferrante, assistenti alla regia Luigi Nicotra e Roberta Andronico.
CALATAFIMI SEGESTA: 19 AGOSTO ORE 21.30 “A TESTA SUTTA” DI LUANA RONDINELLI
Una Palermo assolata e polverosa fa da sfondo alla storia d’U biunnu. Il biondo, bambino dalla pelle chiara e dagli occhi azzurri, è troppo delicato per la vita dura di periferia. Nasce così il rapporto speciale di protezione e di amicizia con il cugino, il suo opposto: il “boss” del quartiere, “nero con gli occhi neri”, un dualismo perfetto tra i due cugini, che si completano a vicenda”i piedi e la testa, la testa e i piedi, un gioco, se lo si fa in due non si cade”. Luana Rondinelli con “A testa sutta”, regia e con Giovanni Carta, che va in scena lunedì 19 agosto, alle 21.30, alla Circiara, a Calatafimi Segesta, nell’ambito delle Dionisiache 2019, direzione artistica di Nicasio Anzelmo, prosegue qui il percorso iniziato con Giacominazza, un percorso che indaga la diversità e la sua forza. “A testa sutta” è un testo toccante, che si muove tra l’ombra dell’emarginazione e la luminosa spontaneità dei sentimenti. “Sullo sfondo di una Palermo che restasse a guardare con le sue strade polverose e pettegole – spiega Luana Rondinelli – ho immaginato di ricostruire il palcoscenico di un’infanzia dalle ore fragili e dai giochi duri, propri di quel rito di iniziazione che è la vita. La poesia avrebbe inondato il paesaggio delle palazzine popolari, velenose come alveari e fitte di complice vivacità, e si sarebbe snodata nei cortili, nelle strade terrose, nel chiasso dei bambini di strada fino a raccontarci di due personaggi opposti ma complementari”. U biunnu, bambino dalla pelle bianca e affetto dal “candore del cuore” e suo cugino, il “mafiosetto” del quartiere, che si è fatto carico della fragilità del biunnu, “abbabbasunnato” in mezzo alla strada, in perenne conflitto tra il suo delicato mondo interiore e la cruda realtà in cui è costretto a muoversi. “E come dalla terra arida della Sicilia – aggiunge – fiorisce il profumo dei gelsomini, così dal degrado sociale sboccerà un piccolo esempio di acerba bellezza, in cui scopriremo che i due personaggi non sono che uno solo, e che entrambi sono cresciuti tenendosi metaforicamente la mano, pur osservando la vita da due prospettive diverse, sentendola sulla pelle agli antipodi, là dove i piedi e la testa di uno saranno la testa e piedi dell’altro, ma unico resterà il baricentro dei cuori”. “Rondinelli – scrive Alessandro Paesano su teatro.it – sa infondere alla lingua siciliana una vitalità dirompente che è la stessa che anima i vari personaggi che emergono dal racconto. (…) Carta in scena sa volare, districandosi nei continui cambi di rotta di un testo che non si ferma mai ma va sempre oltre nel ritmo, nel senso, nel significato, nel racconto, in questo o quel personaggio che emerge, scompare e ritorna, sempre attento a rimanere sull’onda del racconto, sostenuto dall’energia di questo o quel personaggio, di questo o quel momento del racconto”. “A testa sutta” regia e con Giovanni Carta; musiche Massimiliano Pace; produzione Teatro Segreto Napoli.

Comunicato stampa del 14.08.2019

DIONISIACHE 2019: DAL 15 AL 18 AGOSTO LA CASA DEL FANTASMA (MOSTELLARIA) DI PLAUTO, TRADUZIONE, ADATTAMENTO E REGIA DI NICASIO ANZELMO

NOTTI IN MUSICA 15 AGOSTO “LADIES IN SOUL” E 16 AGOSTO TATUM ART ORCHESTRA

CONVERSAZIONI D’AUTORE 17 AGOSTO “ZOOLOGIA DELLA SICILIA ARABA E NORMANNA”

EVENTO SPECIALE IL 17 CON “LA LUNA, 50 ANNI DOPO” SULLE COLONNE DEL TEMPIO

NOTTE BIANCA CON YOUSIF LATIF JARALLA E GIUSEPPE MILICI QUARTET

DOMENICA 18 ALBA ALLA 5 CON SATIRYCON IN PRIMA NAZIONALE

Caratterizzate da un’estrema complessità degli intrecci, spesso privi di un rigoroso e coerente sviluppo narrativo e risolti infine per l’intervento eccezionale di personaggi o di eventi esterni, le commedie plautine per essere comprese devono venire inquadrate dentro la cultura teatrale della Roma repubblicana: Plauto scrive per una società in trasformazione nella quale l’emergente classe borghese, arricchitasi grazie alle iniziative commerciali stimolate dalle nuove conquiste, è in progressiva espansione. Scrive per il divertimento grasso delle classi popolari, cui è gradito il riso sboccato, destato da artifici comici di ogni sorta. Scrive per l’otium degli aristocratici, intriso di estetizzanti vagheggiamenti ellenistici. L’estetica dell’apparenza sostanzia il sogno orientale degli aristocratici romani. Con “La Casa del fantasma (Mostellaria), che andrà in scena dal 15 al 18 agosto, nel teatro del Parco archeologico di Segesta, alle 19,45, nell’ambito del Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2019, traduzione, adattamento e regia di di Nicasio Anzelmo, direttore artistico della manifestazione. La regia di Nicasio Anzelmo sviscera con cura dei dettagli le peculiarità della comicità plautina e può contare su una compagnia di attori professionisti che vanta una lunga frequentazione con i testi di Plauto in cui si è specializzata.
Plauto raggiunge uno dei livelli più alti della sua comicità. Composta nel 188 a.c. è un’opera ricca di personaggi, dominata dal clima di crescente “suspance” creato dal servo Tranio. La grandezza di Plauto non sta soltanto ricercata nella capacità di delineare indimenticabili caratteri grotteschi o nel tratto moraleggiante, che talvolta emerge da alcune sue opere minori, ma anche e soprattutto nella lucidità disinvolta con cui ha fatto sfilare sulla scena un’umanità priva di attributi di gloria e di onore, per la quale vige solo la legge dell’inganno finalizzato al proprio piacere o al proprio interesse immediato: homo homini lupus.
La trama: Il giovane Filochete, aiutato dal suo servo Tranio, dilapida in gozzoviglie e divertimenti il patrimonio del padre Teopropide, lontano per affari ormai da tre anni. Filolachete ha inoltre contratto un oneroso debito con uno strozzino allo scopo di affrancare e avere tutta per se la bella cortigiana Filomatia. A casa del giovane si presenta, con una dama, il suo compagno di bagordi Callidamate, perennemente ubriaco: gli amici stanno per godere insieme dell’ennesimo banchetto quando dal porto giunge trafelato Tranione, annunciando l’imprevisto ritorno ad Atene di Teopropide. Ma il servo già meditando una via d’uscita per il padroncino: chiude in casa i convitati, serrando l’uscio dall’esterno, quindi attende l’arrivo del vecchio: E quando torna Teopropide, si presenta alla propria dimora e bussa più volte per farsi aprire, compare Tranio, il quale lo scongiura di allontanarsi: l’abitazione – così sostiene il servo, è ormai disabitata e maledetta a causa di un antico delitto scoperto soltanto di recente in seguito all’apparizione del fantasma dell’ucciso in sogno a Filolachete. Si ode poi una voce dall’interno e Tranio afferma che è quella del Fantasma: il vecchio, terrorizzato, si dà alla fuga. Di lì a poco però ritorna e per caso incontra l’usuraio, che reclama il denaro prestato a Filochete. Per trarsi d’impaccio, Tranio deve allora inventare un’altra frottola: il suo padroncino, non potendo più vivere nella casa maledetta, è stato costretto ad acquistarne un’altra, chiedendo i soldi per la caparra allo strozzino. Il vecchio gli crede e liquida il creditore con una promessa di pagamento, ma insiste per vedere la nuova dimora. L’ardito bugiardo gli fa invece visitare quella di Simone, un vicino dal quale riesce a farsi accogliere grazie all’ennesima menzogna: gli dice infatti che Teopropide, volendo ammogliare il figlio e cambiare la disposizione di alcune stanze nella propria abitazione, ha scelto come modello la sua. Al termine di quella visita, tuttavia, Teopropide scopre la verità: infatti incontra due servi che cercano il loro padrone, Callidamate, proprio in casa di Filolachete, una casa, quindi, tutt’altro che disabitata. A poco a poco, così, il vecchio si rende conto di tutti gli imbrogli di Tranio. E soltanto un saggio intervento di Callidamate, eccezionalmente sobrio, fa si che egli perdoni il figlio pentito e, seppure ancora a denti stretti, anche il servo intrigante.
Traduzione, adattamento e regia di Nicasio Anzelmo. Con: Giovanni Carta, Nicolò Giacalone, Roberto Baldassari, Alessia Sorbello, Giovanni Di Lonardo, Roberto Carrubba, Giovanni Strano, Mimma Mercurio e Sabrina Sproviero. Con la partecipazione straordinaria di Monica Guazzini. Costumi di Angela Gallaro Goracci. Musica di Simone Piraino. Coreografie di Barbara Cacciato; aiuto alla regia Simone De Renzo; assistente alla regia Roberto Di Stefano; sartoria di Paola Rossi; organizzazione Rossella Compatangelo. Produzione C.T.M. Centro Teatrale Meridionale, diretta da Domenico Pantano.
NOTTI IN MUSICA 15 AGOSTO ORE 22 COLLINA DEL TEMPIO “LADIES IN SOUL” IN CONCERTO
Sulla Collina del tempio, per Ferragosto, alle 22, nell’ambito del Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2019, “Ladies in soul” in concerto. Voce e pianoforte: Anita Vitale; voce: Giorgia Crimi, Valeria Milazzo; batteria: Giuseppe Sinforini; sax: Rita Collura.
NOTTI IN MUSICA 16 AGOSTO ORE 22 COLLINA DEL TEMPIO TATUM ART ORCHESTRA
Sulla Collina del tempio, venerdì 16 agosto, alle 22, nell’ambito del Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2019, Tatum Art Orchestra. Tromba e arrangiamenti Alessandro Presti; trombe Aldo Liveri, Filippo Schifano; trombone Salvatore Nania; sassofoni Orazio Maugeri, Fabrizio Cassarà, Francesco Patti, Michele Mazzola; chitarra Fabrizio Brusca; contrabbasso Davide Inguaggiato; batteria Gaetano Presti.
CONVERSAZIONI D’AUTORE 17 AGOSTO “ZOOLOGIA DELLA SICILIA ARABA E NORMANNA”
Sulla Collina del tempio, venerdì 17 agosto, alle 21.30, nell’ambito del Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2019, conversazione con Marco Masseti, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze. Masseti è anche membro del consiglio scientifico del Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi, membro dell’International Union for Conservationof Nature (IUCN) Deer Specialist Group (Gland, Svizzera), oltre che fellow della Linnean Society di Londra. Ha al suo attivo oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali ed alcuni libri.
Le immagini musive e dipinte di animali da serraglio o oggetto di caccia, che ancora decorano quel che resta dei palazzi arabo-normanni di Sicilia, ci parlano di un mondo a noi ormai lontano che, se per certi versi conserva ancora dei caratteri fiabeschi, si rivela già ispirato da un desiderio di conoscenza che potrebbe essere definito quasi scientifico. Il confronto fra varie categorie di fonti, che comprendono quella naturalistica, l’osteologica, l’iconografica e la letteraria, consente a Marco Masseti di intraprendere un viaggio affascinante fra la biologia, la letteratura e l’arte della Sicilia medievale. Questo allo scopo di fare un poco più di luce sul travisamento dei dati e l’inquinamento dei contesti archeologici che ci restano a testimonianza delle trascorse ricchezze faunistiche ed ambientali dell’isola nel corso di un periodo storico di particolare pregnanza culturale: i quasi quattrocento anni che hanno visto avvicendarsi in Sicilia il dominio arabo e poi quello normanno. L’autore si spinge così ad indagare sulle forme faunistiche scomparse in epoca storica e su quelle invece introdotte per ragioni venatorie, alimentari o più semplicemente per il desiderio della loro ostensione. È anche l’occasione per rivisitare le vestigia delle varie realizzazioni architettoniche ed urbanistiche connesse con la coeva gestione ambientale; come il grande parco da caccia – al Manânî – che si estendeva alle spalle di Palermo e che fu ammirato e decantato da numerosi viaggiatori ed eruditi dell’epoca. E delle fantastiche fiere che vi erano contenute. Oppure il viridarium genoard, lo spazio riservato e murato di cui la corte normanna disponeva per l’allevamento di rarità biologiche esotiche, fra cui felidi micidiali e variopinti pappagalli orientali. Il tutto inserito nel tentativo di una ricostruzione ambientale specificamente basata su un approccio di ricerca multi-disciplinare. Marco Masseti invita a riflettere sul riequilibrio faunistico che è stato condotto nella Sicilia di età medievale, come anche su altre regioni del Mediterraneo continentale ed insulare durante il periodo di influenza araba ed in quelli immediatamente seguenti. Con conseguenze che hanno avuto un riverbero significativo anche sul coevo mondo culturale normanno di Gran Bretagna e, molto dopo, forse sull’origine della storia universale della protezione della natura.
EVENTO SPECIALE IL 17 CON “LA LUNA, 50 ANNI DOPO” SULLE COLONNE DEL TEMPIO
Osservazione astronomica e proiezioni della luna sulla facciata del tempio sabato 17 agosto in un veneto speciale a cura del Planetario di Palermo, creato in esclusiva solo per il Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2019. Il sistema di proiezioni sulla facciata del tempio proporrà, in occasione delle celebrazioni dei 50 anni dello sbarco dell’apollo 11 sulla superficie lunare e i primi passi degli astronauti sul nostro satellite il 20 luglio 1969, il video ufficiale (durata 10 minuti) degli ultimi istanti della discesa sulla superficie della luna e alle ore 22 non appena la luna sorgerà dall’orizzonte, uno dei telescopi con una speciale telecamera proietterà in diretta la superficie del mare della tranquillità luogo dell’atterraggio. Gli operatori inoltre punteranno con gli strumenti i pianeti Giove e Saturno, ancora presenti in cielo.
TERZA NOTTE BIANCA TRA SABATO 17 E DOMENICA 18 AGOSTO
Terza notte bianca in musica nella notte tra sabato 17 e domenica 18 agosto, alle 00.30, con “Un cuore in una barca di carta”: Tamburi, Yousif Latif Jaralla; oud, Said Benmasafer; violoncello, Riccardo Palumbo. Dai villaggi africani fino a Lampedusa, dal Kurdistan iracheno fino al canale di Otranto, il tragitto tortuoso della speranza di tanti uomini e donne che tentano di raggiungere un “paradiso” con un grande e semplice sogno nel cuore: potere rinascere – ricominciare a vivere a riprendersi i propri destini in altrove terrestre, lontano dalle guerre, dalla fame, dalla persecuzione e dalla morte. Non è così facile, non è cosi scontato: ci sono frontiere, ci sono leggi, e c’è il Mediterraneo. Il Mediterraneo, madre di tanti popoli, trasformato in cimitero da quelle leggi disumane in nome della salvaguardia dell’identità nazionale. Nel Mediterraneo si fa una pesca strana: più che pesci si pescano cadaveri. Ahimè, sono i resti di quel sogno grande e semplice. “Il cantastorie iracheno Yousif Latif Jaralla, uno dei pochi cantori stranieri che vivono in Europa, racconta con uno stile narrativo personale: una modalità fatta di ripetizione incalzante di parole e di suoni. Un mosaico sonoro capace di trascinare gli ascoltatori in una dimensione irreale di forte esperienza emotiva”. Con “Il cuore in una barca di carta”, Jaralla ci pone dinanzi ad un mosaico fatto di nomi, di volti e di tante storie che sfiorano l’assurdo. Un mosaico testimonianza della crudeltà e del fallimento di una società moderna il cui benessere e avanzamento tecnologico si contrastano con la sua miseria umana e spirituale. Partendo dalla metafora al reale, “Il cuore in una barca di carta”intreccia tre storie di donne che tentano di attraversare il Mediterraneo. La prima attraversa tutto il deserto africano per salvare la figlia gravemente malata. La seconda si ferma al primo campo alla frontiera libica. Della terza, arrivano solo i suoi indumenti e fotografie.
A seguire, alle 2, sempre sulla collina del tempio, “Giuseppe Milici Quartet plays soundtracks”, con Giuseppe Milici, armonica, Valerio Rizzo, pianoforte, Stefano India, basso e batteria. La musica è il respiro o la voce dell’anima? O forse una meravigliosa architettura di suoni? E cosa diventa nel momento in cui incontra il linguaggio dell’immagine? In materia si sono scatenate le ipotesi più suggestive che però convergono su un assunto: pare non vi sia matrimonio più riuscito (pur conservando le due arti una loro singola e preziosa autonomia). Sono in molti a sostenere che un’immagine nel momento in cui è accostata ad un suono, può produrre un significato diverso da quello che essa produce quando ne è ancora priva, un “valore aggiunto” acquisito attraverso il “vestito su misura” del compositore. Non a caso, ancora nell’epoca del film muto, emerge l’esigenza di un pianista davanti allo schermo, (spalle agli affascinati spettatori) che ha il compito di sottolineare con le note, le scene che passano. In questo concerto, Milici esegue un repertorio di colonne sonore di alcuni tra i più importanti compositori italiani ed americani effettuando cosi una sorta di parallelismo tra le due culture. Oltre a brani quali: Nuovo Cinema Paradiso e Debora’s Theme (E. Morricone), Il Postino (L. Bakalov), The Shadow Of Your Smile (J. Mandel), Midnight Cowboy (J. Barry). Il concerto prevede l’esecuzione di alcune colonne sonore di cui Milici è l’autore.
DOMENICA 18 ALBA ALLA 5 CON SATIRYCON IN PRIMA NAZIONALE
Terza alba nel teatro del Parco archeologico di Segesta con Satirycon di Petronio, regia di Francesco Polizzi, che andrà in scena in prima nazionale domenica 18 agosto alle 5, nell’ambito del Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2019, con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Una sequenza di storie, personaggi e parodie che mescola divinità e popolino, straccioni e arricchiti, filosofi, prostitute e raffinati poeti. Attraverso le vicende di Encolpio e Ascilto si dipanano in dieci quadri gli eccessi e le bellezze infernali della Roma imperiale. Seguendo liberamente i frammenti del Satyricon di Petronio la messa in scena gioca con stili e registri differenti, in un pastiche che intreccia melodramma e farsa, l’avanspettacolo all’epos classico, fornendo l’affresco di una civiltà sull’orlo della decadenza, che ricorda da vicino la nostra. La messa in scena è sostenuta da dieci attori-cantanti che si alternano nelle varie parti e dalla musica dal vivo. Regia Francesco Polizzi; con Francesco Polizzi, Andrea Lami, Danila Stalteri, Valerio Leoni, Vincenzo Iantorno, Roberta Anna, Tonino Murtas, Sergio D’innocenzo Iole Viccaro, Luca Masi. Scenografie e costumi Laura Pagliani; musica Franco Accascina.

Comunicato stampa del 09.08.2019

DIONISIACHE 2019: SABATO 10 CONCERTO “E LUCEAN LE STELLE” CON L’ORCHESTRA TOSCANINI DI RIBERA PRESENTI VIOLETTE IMPELLIZZERI E ERIC VILLARD
A SEGUIRE NOTTE BIANCA CON L’OSSERVAZIONE DI STELLE E PIANETI AI TELESCOPI, I CONCERTI DI SPITALERI E BONOMOLO E “STILL LIFE –DREAM MACHINE”
DOMENICA 11 AGOSTO ALBA ALLE 5 CON “UN EDIPO. LA FOSSA DEI PARENTI”, SEMPRE DOMENICA 11 ALLE 19,45 “ULISSE INSIDE” DI E CON SALVO PIPARO
A Segesta terza edizione di “E lucean le stelle”, sabato 10 agosto, alle 20,30, nel teatro del Parco archeologico, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival, musica e astronomia assieme per una notte magica.
Tornano con “Nessun dorma” i solisti e l’orchestra sinfonica “A. Toscanini” di Ribera, direttore Alberto Maniaci, spettacolo già record d’incasso e di presenze nel 2017 e 2018; soprani Stefania Maltese, Jole Pinto; tenore Giuseppe Michelangelo Infantino; Baritono Giuseppe Garra; jazz & rock singers Francesca Bongiovanni, Pasquale Bono, Francesca Bonura, Maria Concetta Maggio, Marcella Nigro, Krizia Vinciguerra; batteria rock e percussioni Sergio Calì; tromba jazz Giacomo Tantillo; musiche di Mascagni, Verdi, Puccini, Gershwin, Ray Charles, Björk, The Doors, Oasis, Genesis, Led Zeppelin, Queen, The Beatles. Arrangiamenti Alberto Maniaci, Rita Collura, Simone Piraino.
Un nuovo spettacolo con la immancabile collaborazione del centro planetario di Palermo, dedicato ai capolavori della lirica, del jazz e del pop rock in una commistione di linguaggi musicali e di saperi dedicati alle Stelle nel magico scenario del Teatro Greco.
Le nuove scoperte scientifiche sui “buchi neri” e i pianeti, intervallati dai capolavori storici della lirica, del jazz e del rock. Racconti scientifici a cura degli astronomi ricercatori di Alma, Violette Impellizzeri ed Eric Villard.
Dalle 22,30 Notte di San Lorenzo “Sotto le stelle cadenti di Segesta” nel Tempio dorico con l’osservazione notturna astronomica ai telescopi di pianeti e stelle a cura del Planetario di Palermo. Si potranno esplorare il cielo stellato i pianeti e le stelle.
A seguire “Calici per le stelle di San Lorenzo”, sulla collina del tempio, iniziativa realizzata in collaborazione tra il Parco archeologico di Segesta, l’Irvo, il comune di Calatafimi Segesta, il Gal Elimos, le cantine Tenute Orestiadi, l’oleificio Barbera, che cureranno una degustazione con brindisi alle stelle insieme con la ricercatrice Violette Impellizzeri, una delle massime figure al mondo per la ricerca in cosmologia e buchi neri. Si avvia così un percorso che vuole consolidare e comunicare il profondo legame che unisce il vino e l’olio siciliani con l’archeologia e la civiltà agricola dei nostri territori.
TRA SABATO 10 E DOMENICA 11 NOTTE BIANCA A SEGESTA: “SOLO IN 2 – DIARIO DI VIAGGIO SULL’AMORE” E A SEGUIRE ALLE 2 “STILL LIFE –DREAM MACHINE”
Notte bianca a Segesta: tra sabato e domenica alle 00,30, sulla Collina del Tempio, “Solo in 2 – Diario di viaggio sull’amore”, Diego Spitaleri al pianoforte, con la voce di Anna Bonomolo. Sempre nella note tra sabato e domenica, alle 2, “Still Life – Dream Machine”: Joao Silva (violino e voce, Portogallo), Margherita Abita (violino, Italia), Claudio Marrero (Sassofono e tastiere, Spagna). “Still Life è un incontro di cammini; una serie di coincidenze della vita; la prova che ogni essere è esattamente dove deve essere”. E’ un progetto di musica originale, di genere pop-fusion, in lingua italiana, inglese e portoghese. Un concerto in cui jazz, word music e pop music si influenzano a vicenda facendo nascere, in tempo reale, canzoni originali, fondendo questi stili con le radici di provenienza dei musicisti. Atmosfere magiche e magnetiche.
DOMENICA 11 AGOSTO ALBA ALLE 5 CON “UN EDIPO. LA FOSSA DEI PARENTI”
Edipo, accompagnato dalla figlia Antigone, ormai cieco e deluso da sé e dalla vita, incontra il figlio di Tiresia. Il ragazzo, lì per lì, non vorrebbe farsi riconoscere: ha avvicinato Edipo per capire perché non si sia fidato dei vaticini del padre. E vuol capire, in ultima analisi, come funziona quel mondo dei padri dal quale si sente escluso; un mondo dove, invece, vede a proprio agio Antigone. Ma sarà il vecchio Edipo a riconoscerlo, malgrado la propria cecità, e dunque a “smascherarlo”. Come se l’esperienza di vita (con il suo accumulo di sconfitte) fosse sufficiente a penetrarne i segreti. E alla fine proprio contro questa pretesa onnipotenza del vecchio Edipo si scaglierà il figlio di Tiresia, accusando il vecchio re decaduto di aver costruito un mondo dal quale la vitalità è esclusa. Seconda alba con “Un Edipo. La fossa dei parenti”, che verrà messo in scena domenica 11 agosto, alle 5, nel teatro del Parco archeologico di Segesta, dal festival di Asti 2019, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival, con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Testo e regia di Nicola Fano, con: Giuseppe Pambieri, Giuseppe Spezia e Silvia Micunco. Scene e costumi di Teresa Fano. Musiche di Fabia Salvucci. Trasportando in un luogo senza spazio e senza tempo, ma nostro contemporaneo, l’autore usa l’eterno, magnifico grimaldello di Sofocle per entrare nel conflitto d’oggi tra padri e figli – tra vecchi e giovani – ponendosi, però, dalla parte degli sconfitti: ossia dalla parte di una generazione che non riesce a trovare nella propria lotta quotidiana per la sopravvivenza le ragioni e i valori che hanno mosso le generazioni precedenti. Quasi a dar corpo a questo conflitto anche nello stile della rappresentazione, a interpretare questo testo ci sono da un lato un grande attore “di tradizione” e dall’altro due giovani attori neodiplomati, in un ambiente scenografico e sonoro realizzati da altre due giovani artiste. D’altra parte, l’autore e regista in questione, Nicola Fano, riunisce qui la sua duplice veste di storico e docente, cercando di farsi quasi ponte fra le generazioni con una messinscena pensata e realizzata specificamente per un pubblico di giovani.
DOMENICA 11 ALLE 19,45 “ULISSE INSIDE” DI E CON SALVO PIPARO
Sempre nel teatro del Parco archeologico domenica 11, alle 19,45, arriva Salvo Piparo con “Ulisse inside”. Regia Claudia Puglisi, con Costanza Licata, Francesco Cusumano. Scritto da Salvo Piparo.

Salvo Piparo
C’è un Ulisse che cavalcando entra a Troia, ed uno che va per mare. Uno che torna ad Itaca, ed uno che resta per sempre con Calipso. Un Ulisse si è perduto fra le braccia di Circe, ed uno è morto per le strade di Ilio. C’è l’Odissea di un uomo, fra le viscere di una città che è insieme Itaca e Troia. Una città violenta, marchiata con il sangue dei suoi soldati, sotto assedio da troppo tempo ormai. Un variopinto acquario in cui il pesce più grande divora quello più piccolo.

Salvo Piparo
È Palermo, ed è il 1978. E poi ci sono gli anni ’80 e la città sembra davvero essere in guerra. Bene e male combattono ogni giorno. Gli eroi sono da ambo le parti perché figli, fratelli, padri, della stessa città. Nascono a pochi passi gli uni dagli altri, e giocano insieme prima di diventare assassini o uomini di scorta. È questo che rende sottile il confine fra ciò che è bene e ciò che è male qui, ad ovest del Mar Egeo. Se la differenza fra buoni e cattivi diventa grottesca, i personaggi che la abitano devono farsi mitici per riuscire a contenere in sé un contrasto così forte. “Ulisse Inside” è una sorta di diario di bordo che parte dall’idea che tutti abbiamo un eroe “addummisciutu inside”.

Salvo Piparo
Questa volta il viaggio dell’eroe si compie fra sirene ammalianti che promettono soldi facili, e una donna dal seno rigoglioso che ammalia gli uomini e li rende simili a porci, mentre la Sicilia come Penelope cuce di giorno e scuce di notte, trame ancora segrete. E infine gli dei che stabiliscono le sorti degli uomini, che hanno giocato la loro partita a Palermo, hanno fatto scacco al re con la mossa del cavallo di Troia. Era il 23 maggio 1992. Un eroe ha combattuto ed è morto. Un eroe si sveglia e chiede a tutti di aprire gli occhi. In scena il canto di Costanza Licata e il polistrumentista Francesco Cusumano.

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