Comunicato stampa del 18.07.2019

AL VIA VENERDI’ 19 DIONISIACHE 2019 CON L’OMAGGIO AL GIUDICE PAOLO BORSELLINO
SABATO 20 “ILIADE. DA OMERO A OMERO” CON SEBASTIANO LO MONACO
DOMENICA 21 “PENELOPE. IL GRANDE INGANNO”, IN COLLABORAZIONE CON INDA

Oltre 50 spettacoli, 17 concerti con 4 notti bianche, 5 conferenze e 2 eventi speciali dedicati alla Luna e alle stelle. Fitto il programma (in allegato) delle Dionisiache 2019, curato dal direttore artistico Nicasio Anzelmo, che va dal 19 luglio fino al 1° settembre prossimo. Le Dionisiache 2019 prendono il via domani, venerdì 19 luglio, ore 19,45, a Segesta, nel ricordo di Paolo Borsellino, con il concerto organizzato dall’Associazione Nazionale Magistrati, con il patrocinio della Commissione Nazionale Antimafia, dal titolo “In coro per la legalità”. Coro e sestetto del Conservatorio “A. Scontrino” di Trapani, direttore Antonio Giovanni Bono, Laura Sabella, violino I, Antonio Stellino, violino II, Vincenzo Bono, viola, Vincenzo Toscano, violoncello, Alessio Cordaro, contrabasso, e Giovanni Norrito, pianoforte. Musiche di Bach, Mozart, Rheinberger, De Marzi e Clausen. In programma anche letture dedicate a Paolo Borsellino con la partecipazione di Jolanda Piazza. Ingresso gratuito. “Abbiamo un ricco programma di spettacoli a Segesta per questa edizione 2019. L’autonomia gestionale del Parco, da tanto tempo discussa e oggi realizzata dall’amministrazione regionale – spiega il direttore del Parco Rossella Giglio – comincia con importanti attività di valorizzazione al teatro e al tempio. Due spazi concepiti per l’aggregazione e la condivisione di momenti di particolare suggestione: cominciamo commemorando Uomini e Donne dello Stato, proseguiremo con teatro antico, musica, conferenze, osservazione delle stelle e dei pianeti, novità sui “buchi neri”, gastronomia, dibattiti e anche un “assaggio” di cinema di qualità. E’ solo l’inizio di tante cose da fare – aggiunge il direttore Giglio – restauri e manutenzioni, scavi e ricerche, viabilità, accoglienza, una serie di attività e servizi per rendere più accogliente Segesta, la “casa” di tutto il territorio circostante e dei turisti che, senza presunzione riteniamo numerosi, verranno a visitarci. Noi lavoreremo con lo stesso immutato impegno per condividere momenti di gioia all’insegna della cultura e dello spettacolo”, conclude Rossella Giglio. “Le Dionisiache sono nate come un momento di festa, la festa del teatro e della musica, dove i protagonisti sono sempre gli uomini che continuano a raccontarci le loro storie e i loro destini, i loro amori e le loro passioni”, dice il direttore artistico Nicasio Anzelmo. “Testimoni le pietre, le antiche pietre segestane, e su quelle stesse pietre millenarie – aggiunge – continuano ad incontrarsi le vite di servi e padroni, di eroi e dei immortali che irrompono ancora con forza nella quotidianità della nostra esistenza. Le Dionisiache sono custodi della dimensione aggregativa e collettiva del teatro vissuto ancora come “rito”.
Sabato 20 luglio, alle ore 19.45, comincia il programma del cartellone con “Iliade. Da Omero a Omero”, con Sebastiano Lo Monaco, testo originale e montaggio di Monica Centanni, gli archi del Quartetto Aretuseo, laptop e musiche originali Dario Arcidiacono. Sebastiano Lo Monaco, uno dei più versatili interpreti della tradizione teatrale italiana accetta la sfida di tradurre in scena il poema epico fondante della cultura occidentale e diventa il cantore che cuce in una nuova rapsodia i brani degli antichi racconti. Il montaggio testuale, operato dalla grecista Monica Centanni, fa proprie le ricerche filologiche sulla composizione del poema e sul suo strutturarsi nel tempo attraverso le tradizioni orali. L’attore è dunque l’aedo che scompone e riannoda i fili della narrazione, utilizzando materiali diversi, dagli episodi omerici ai brani tratti dalle opere teatrali che i grandi poeti tragici rielaborarono dal mito di Troia. La voce del cantore è supportata da un tessuto musicale che a volte si fa personaggio, dialogano con l’interprete il Quartetto Aretuseo e Dario Arcidiacono con le musiche elettroniche eseguite dal vivo. Questa Iliade ricapitola la storia della spedizione achea contro la rocca di Priamo dall’inizio alla fine: dagli amori di Elena e Paride, fino all’inganno del cavallo, la conquista e l’incendio della città, la spartizione delle donne dei vinti, le principesse troiane fatte schiave dai vincitori. Storie di eroi – Achille, Ettore, Ulisse – che nell’impresa mettono alla prova il limite e la qualità del loro singolare valore e intanto, insieme, disegnano la variegata costellazione dei valori su cui si fonda, nel bene e nel male, la civiltà occidentale: amicizia, coraggio, lealtà, carattere, astuzia, passione, ragione. Storie di dei – Atena, Poseidone, Ares, Afrodite – che si schierano in battaglia al fianco degli uomini per dar prova non solo del loro potere, ma della loro stessa esistenza.
Domenica 21 luglio alle 19.45 appuntamento con “Penelope. Il grande inganno”, in collaborazione con l’Istituto nazionale del dramma antico di Siracusa, di Manuel Giliberti, che è anche regista, e Gian Paolo Renello, con Deborah Lentini, Elvio La Pira, Giulia Valentini, Rosario D’Aniello, Mattia Valenti, Alessandro Mannini, Luigi Mancuso, Chiara Meschini, Claudia Bellia, Federica Cinque, Serena Chiavetta, Simona De Sarno. La voce di Omero è di Calara Galante; costumi di Marcella Salvo, musiche di Antonio Di Pofi, movimenti  di Serena Cartia, organizzazione e direzione di scena  Giovanni Ragusa.
Nel XXIV canto dell’Odissea i versi dedicati a Penelope la immortalano dunque “moglie di grande virtù” “nobile figlia di Icario”, “saggia Penelope”.Ma cosa accade veramente nella reggia di Itaca ,  durante quei lunghi venti anni che tennero Odisseo lontano dall’isola? Dieci lunghi anni di guerra durante i quali alla reggia non giungevano notizie di alcun tipo e dopo, altri lunghi anni, dieci anche questa volta, in cui l’eroe vagò per il mare Egeo sfidando mostri, conquistando o amando dee e fanciulle? Penelope il grande inganno vuole raccontare proprio quei venti anni nei quali in realtà nulla sappiamo di cosa avviene realmente ad Itaca. Quale è la relazione tra Penelope e le sue ancelle? E i Proci come vivono veramente l’occupazione del palazzo? Con quali relazioni?  Con quali accordi? Chi le vittime e chi i complici? Il testo scegliendo la forma del flashback inizia quando tutto è avvenuto. Penelope e le ancelle, al pari di tutti gli altri protagonisti della vicenda sono già morti. Ormai incorporei possono rivedere e rivivere quel loro passato,consapevoli di ciò che è avvenuto ma anche disposti a spogliarsi delle loro vesti iconiche per raccontare il vero. In questo racconto tutti sono posti in posizione paritaria:Penelope, le ancelle (che con richiamo alla grande tragedia greca costituiscono il coro), Elena che non rinuncia neanche nella sua condizione di noncorporeità alla esibizione di sé, Odisseo sempre intento a mascherare la realtà a suo consumo. La narrazione è leggera, a volte comica, sempre pervasa da ironia. Le fonti spaziano da Omero a Euripide a Ovidio  a Gorgia fino ad autori contemporanei quali Savinio,Ritzos, Malerba,Atwood. La figura di Penelope attraverso le narrazioni successive muta, diviene altro. Sempre alla ricerca di una verità identitaria che la figurina omerica ha sempre nascosto sotto un conformismo rassicurante.
“Notti in musica al Tempio di Segesta”
Parallelamente al calendario delle rappresentazioni, anche quello musicale con le “Notti in musica al Tempio di Segesta” domenica 21 luglio, alle ore 22, Uri Caine Trio: Uri Caine, piano, Mark Helias, contrabbasso, Clarence Penn, batteria. Nato a Filadelfia nel 1956 da una famiglia di intellettuali di origine Moldava, Uri Caine studia il pianoforte classico ed è fortemente attratto dai pianisti di Jazz. La sua crescita artistica è costellata da un alternanza di progetti legati alla musica classica e da personali rivisitazioni di Malher, Schuman e Bach, e di progetti squisitamente jazzistici con il suo storico Trio con il contrabbassista Drew Gress e il batterista Ben Perowsky ma anche quale partner prima del clarinettista Don Byron e successivamente del trombettista Dave Douglas ove il jazz si fonde con elementi Klezmer, e con il quale alla fine degli anni 90 comincia ad essere apprezzato dalla critica internazionale. Ulteriore popolarità gli conferisce la direzione della Biennale di Venezia del 2003, la direzione artistica di Bergamo Jazz. Musicista caro al pubblico della classica quanto a quello del jazz, Uri Caine è uno dei pianisti più richiesti e consacrati del panorama mondiale della musica colta.

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Comunicato stampa del 01.9.2018

Calatafimi Segesta Festival, si chiude con La Pazzia di Orlando
La Pazzia di Orlando chiude il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta, in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
Domenica 2 settembre, dalle 19.15, lo spettacolo tratto dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Una storia dei paladini di Francia tratto da antichi canovacci, con Vincenzo Mancuso, maestro puparo e regista, e i pupari Giovanni Rappa e Calogero Burrafato e Sergio Mancuso (pianino a rullo). La compagnia è del Teatro Carlo Magno.
Le battaglie tra Carlo Magno e l’imperatore Agramante continuano sotto le mura di Parigi: nell’ultimo scontro fra i due eserciti, Rinaldo uccide il principe Dardanello. Due suoi scudieri Medoro e Cloridano decidono di andare a prendere di notte il corpo del loro principe, ma vengono scoperti dai cristiani, Cloridiano viene ucciso e Medoro viene ferito. Angelica fuggendo dal bosco della foglia, incontra Medoro ferito, cerca di aiutarlo e insieme trovano rifugio da un pastore che li accoglie nella sua grotta.
Qui Angelica cura Medoro e tra i due nasce l’amore. Nel frattempo Orlando, che era alla ricerca di Angelica, incontra nel bosco il pastore che gli racconta l’amore sbocciato tra i due. Si reca nel fitto bosco e quando vede incise negli alberi le dichiarazioni d’amore tra i due amanti, impazzisce di gelosia e il suo dolore si trasforma in ira. In preda ad una crisi furibonda comincia a strapparsi le armi e a vagare ormai fuori di senno nel bosco.
Il premio Cendic Segesta 2018 dedicato alla drammaturgia italiana contemporanea, realizzato dal Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, sta per scadere: ci sarà tempo fino al 3 settembre per inviare i propri manoscritti per via telematica. Il Premio è aperto a tutti gli autori, iscritti o non iscritti al Cendic, ad altre associazioni di autori o alle Siae. Per info www.centrodrammaturgia.it
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Comunicato stampa del 31.8.2018

Il dramma di Edipo Re al Teatro Antico di Segesta
Il dramma di Edipo re per il penultimo tramonto del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta, in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Venerdì 1 settembre, alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta lo spettacolo tratto da Sofocle con la regia di Cinzia Maccagnano. In scena Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano, Raffaele Gangale.
Note di regia
Quello di Edipo è il dramma della conoscenza, il dramma di un uomo vinto dalla fatalità malgrado la sua volontà e la sua ribellione. E innanzitutto la ribellione avviene in se stesso: è lui che evoca la ragione e poi l’istinto, creando dialoghi serrati, che diventano sempre più interrogatori, con Creonte e con Tiresia, quasi fossero voci interiori che lo tormentano e lo inducono a scavare nel conscio e nell’inconscio affinché la verità si palesi accecante come la luce. Edipo sa ed ha dimenticato, perciò intraprende un percorso dall’interno verso l’esterno che riporta se stesso e lo spettatore a quella verità inevitabile, già presente. Il dentro e il fuori: il male è fuori come rappresentazione del dentro, e il dentro emerge e incalza. Il coro sin dall’inizio è il fuori che spinge Edipo a trovare la causa di tanto male. La peste dilaga a Tebe come una coltre senza speranza che si spande per chiedere il suo tributo. La peste è un nero che tutto invade, come la visione della realtà da parte di chi ha un malessere. È la non-speranza. Edipo appare, nel cuore della notte, ai piedi del talamo nuziale, tormentato da incubi, pensieri ed echi di voci di popolo. Così comincia il suo viaggio iniziatico dal buio della sua esistenza al bagliore accecante del vero. La scena, ad ogni nuova informazione aggiunta, si compone di nuovi colori e nuove strade sulle quali i personaggi agiscono loro malgrado; percorsi forzati che conducono ad un luogo preciso, lì dove tutto comincia e dove tutto finisce. E’ nera la peste che dilaga e che ammorba gli animi; rossa la scia di Giocasta che ha partorito dalle sue viscere il suo stesso desiderio, sangue del suo sangue; viola il colore dell’avvento che, improvviso, taglia la scena come un evento inatteso e incancellabile da cui non si potrà più prescindere; giallo è il cammino della verità, splendente come la luce del sole; bianco è il colore dell’oblio a cui segue, come inesorabile prassi, un’ immediata rinascita ed un nuovo regno. Edipo vuole sapere. Vuole sapere a dispetto di tutto rifiutando compromessi ai quali spesso ricorre l’umanità, cui appartiene anche la regina che più volte cerca di indurlo a non approfondire le oscure origini della sua nascita e a non badare ai desideri nascosti. Tu non avere paura delle nozze con tua madre: già molti si sono congiunti con la madre, in sogno. Chi non dà importanza a queste cose vive meglio di tutti. Ma non voler sapere, forse, è più tragedia di quella tragica consapevolezza che tutto precipita verso la soluzione. “Io la mia stirpe, per oscura che sia, voglio vederla” grida Edipo quando ormai è tutto rivelato e la luce abbagliante del vero non può che lasciare spazio alle tenebre. La vita finisce dove comincia.
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Comunicato stampa del 30.8.2018

Filippo Luna protagonista di “Astolfo sulla Luna”
In prima nazionale al Teatro Antico di Segesta, il 31 agosto alle 19.15, “Astolfo sulla luna”. Il testo tratto da Ludovico Ariosto sarà un reading di Filippo Luna accompagnato dalla fisarmonica di Daniele Teauro, con musiche composte ed eseguite dal vivo. La lettura è tratta dal capitolo XXXIV dell’Orlando Furioso. Lo spettacolo fa parte del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Volevo raccontare la storia di Astolfo nella maniera più contemporanea possibile – spiega Luna – ma senza tradire la lingua dell’Ariosto.
Il testo è di una attualità sconvolgente, una meravigliosa parabola in versi senza tempo, né età. La ricerca del senno, oggi più che mai, è necessaria. Il mondo è diventato una finestra aperta sul vuoto e se ognuno di noi non si impegna a fare la sua parte, non troveremo mai nessun Astolfo pronto a partire e a immolarsi per riportarci indietro la ragione smarrita. La porta di accesso a questo progetto per me è la musica, la colonna sonora costruita passo dopo passo con Daniele Tesauro, che fosse la seconda voce, il contrappunto della narrazione. Da questo lavoro di costruzione artigianale nasce questo particolare reading, che chiamo cosi per convenzione, perché credo sia qualcosa di più, un viaggio, di versi e musica prestati alla magia del teatro e al potere evocativo dell’immaginazione. Astolfo sulla Luna è un viaggio in versi che cattura per intensità e passione, dove le parole si mischiano alle struggenti note della fisarmonica.
La follia di Orlando a causa del “tradimento” di Angelica ha sottratto il paladino alla guerra contro i Mori e il suo ritorno alla normalità e necessario affinché dia il suo decisivo contributo alla battaglia, ragion per cui Astolfo viene incaricato da Dio di recarsi sulla Luna (dove si raccolgono tutte le cose che si perdono in Terra) per recuperare il senno del campione cristiano. Dopo aver visitato l’Inferno, Astolfo raggiunge in groppa all’ippogrifo la cima del Paradiso Terrestre e qui e accolto da S. Giovanni Evangelista, che lo scorta poi sulla Luna a bordo del carro d’Elia e gli fa da guida. Il viaggio prodigioso di Astolfo diventa l’occasione per biasimare la follia dell’uomo che getta via il tempo inseguendo vane illusioni”.

Comunicato stampa del 28.8.2018

Amleto in prima nazionale al Teatro Antico di Segesta
In prima nazionale, al Teatro Antico di Segesta, il 29 agosto alle 19.15, Amleto di Shakespeare con la regia di Clarizio Di Ciaula. Lo spettacolo, conGiovanni Di Lonardo, Gianluca Busco, Mingo De Pasquale, Laura Sammataro, Giuseppe Calamunci Manitta, Santi Spanna, Diletta Carrozzo, Michele Savoia, fa parte del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
Note di regia
Probabilmente l’opera teatrale più conosciuta del panorama drammaturgico mondiale di tutti i tempi, l’Amleto di William Shakespeare, incarna nel suo protagonista un destino che lo chiama a portare un fardello del quale non ha alcuna responsabilità. La scelta dell’azione, quindi, nell’attuazione del compito affidatogli, fa nascere ineluttabilmente quel “dubbio amletico” tanto vastamente discusso e analizzato nel corso degli ultimi secoli. Amleto combatte con se stesso nella sua solitudine dividendosi in due distinte entità, le quali non possono esimersi dal produrre lo smarrimento nel timore di affrontare le conseguenze sia morali che divine della sua scelta. Ecco, così, un allestimento che vede in scena il protagonista shakespeariano confrontarsi con se stesso tramite due interpreti che ricoprono il medesimo ruolo interagendo, sottolineandone le peculiarità in un crescente di contrasti, paure, impeti e dubbi, magistralmente espressi dall’autore nel famosissimo monologo dell’essere o non essere, per il quale lo spettatore di qualsiasi periodo storico e appartenenza geografica ha visto identificarsi la propria condizione di libero arbitrio, la scelta alla quale quotidianamente è chiamato nel tentativo di contrastare qualsiasi forma d’ingiustizia e di umana prevaricazione, la decisione di assumersene la responsabilità nei confronti della legge, di Dio ma, soprattutto, della sua coscienza.

Comunicato stampa del 27.8.2018

Ippolito di Euripide, la tragedia delle passioni estreme
Al Teatro Antico di Segesta, il 28 agosto alle 19.15, Ippolito di Euripide con la traduzione, l’adattamento e la regia di Nicola Alberto Orofino. Interpreti Egle Doria, Silvio Laviano, Alessandra Barbagallo, Gianmarco Arcadipane.
Il progetto in residenza a “Teatro in Fortezza 2018” – Sperlinga (EN) in collaborazione con Teatri di Pietra – Sicilia 2018, è una produzione Associazione Culturale Madè e fa parte del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Caltafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
Ippolito di Euripide è la tragedia delle passioni estreme. La passione di Fedra che è febbre d’amore altissima, senza nessuna possibilità di guarigione; la passione di Ippolito che è fanatismo e esaltazione di tutto ciò che è puro e casto (e quindi innanzitutto esaltazione per se stesso); la passione di Teseo, che è ira funesta e distruttrice in cui la grazia non trova dimora. Tutti e tre i protagonisti di questa tragedia verbalizzano le proprie passioni in maniera ossessiva. Sono tre personaggi vistosi, appariscenti, le cui parole hanno la capacità di analizzare, nascondere, cambiare, camuffare, dilatare gli eventi della tragedia. Personaggi estremi dunque, e con un’anima grande.
Euripide fa di ognuno di loro una vittima della vicenda e lo spettatore non può che giustificarne gli eccessi e le debolezze. Nessuno dei personaggi sa dove lo porterà la vita. Persino la nutrice dimostra stoltezza scatenando il primo dramma della vicenda che innescherà poi tutti gli altri. Alla tragedia concorrono poi due divinità che colpiscono senza soccorrere: Afrodite colpisce Ippolito che non sa sottomettersi; Artemide sul finale si dichiara pronta a vendicare il suo protetto. Un dramma pieno di opposizioni, parallelismi e duplicazioni. Ippolito è per questo una tragedia simmetrica, in cui si fronteggiano personaggi pieni di tormenti generati dall’incapacità di comprendere le origini dei disagi degli altri protagonisti.
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Comunicato stampa del 25.8.2018

Alba e tramonto con l’Antigone di Argirò
All’alba e al tramonto del 26 agosto, alle 5 e alle 19.15, i colori del cielo di Segesta, al Teatro Antico, faranno da sfondo ad Antigone. Lo spettacolo tratto da Sofocle, con l’adattamento e la regia di Giuseppe Argirò, fa parte del cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Interpreti Jun Ichikawa, Maurizio Palladino, Renato Campese, Maria Cristina Fioretti, Carmen Di Marzo, Silvia Falabella, Filippo Velardi.
Note di regia
Antigone è uno dei testi classici che più rappresenta l’essenza stessa del tragico. La giovane protagonista della tragedia sofoclea, si ostina a voler seppellire il corpo del fratello Polinice, contro la volontà dello zio Creonte, che ne vuole punire il tradimento. Polinice si è schierato infatti contro
la sua stessa città e ha trovato la morte in un duello fratricida con Eteocle. Antigone, che difende i vincoli di sangue e le ragioni della pietà familiare, si scontra con l’ottusità della ragione di Stato, incarnando il diritto “naturale” contro quello “positivo”, rappresentando l’ideale dell’eroina tragica, capace di andare incontro al suo destino con consapevolezza e lucidità.
Ancora una volta i Greci ci parlano da lontano e tracciano la via che unisce passato e presente. Da questa convinzione parte il progetto scenico di Giuseppe Argirò che afferma il valore della riscrittura del tragico nel novecento. La drammaturgia infatti risulta composita: partendo da Sofocle, arriva ai luoghi contemporanei segnati dalla guerra. Antigone combatte la sopraffazione, l’abuso; e rappresenta l’elogio della disobbedienza, come nella riproposizione di Anouilh; o diviene l’emblema della scelta come in “Fuochi” della Yourcenar. In ogni caso, la principessa tebana è una paladina dei diritti civili e ne combatte ogni violazione. Con l’eroina sofoclea assistiamo alla storicizzazione dell’individuo e delle sue decisioni: Antigone è sostanza etica pura come sosterrà Hegel e come verrà ribadito nello studio di George Steiner “Le Antigoni”. Lo spettacolo, quindi, affronta il tema dei diritti umani, della pena di morte e del coraggio di lottare per sovvertire le regole ingiuste con la disobbedienza civile, come faranno i grandi personaggi della storia che sono stati in grado di cambiare il destino di interi paesi Eschilo, con l’Orestea, aveva affermato la necessità della democrazia, sancendo il passaggio dallo stato di natura allo stato di diritto; Sofocle mette in discussione tale diritto e opera una distinzione tra le leggi “giuste” e le leggi inique, frutto di un interesse dello Stato, spesso in disaccordo con le esigenze dei cittadini. Antigone non discute la norma in sé, ma la sua presunta oggettività: Nella disobbedienza di Antigone, inoltre, è rintracciabile l’afflato di un amore universale, un amore oblativo, incondizionato che va oltre i legami di sangue ben al di là di ogni possibile comprensione umana, come metterà in luce Elsa Morante in “Serata a Colono”, che presenta un’Antigone non più eroica ma dimessa e ossessionata dal bene, unico valore positivo della sua vita.
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Comunicato stampa del 23.8.2018

Dionisiache, Ettore Bassi è Pseudolo
Il 24 e 25 agosto, alle 19.30, al Teatro Antico di Segesta, in scena Pseudolo per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. La commedia di Plauto, con l’adattamento e la regia di Cristiano Roccamo, vede in scena Ettore Bassi. Insieme a lui Riccardo Bartoletti, Massimo Boncompagni, Antonio Salerno, Jacopo Costantini, Ludovico Rohl.
Cicerone ci racconta che Plauto “ si divertiva” in vecchiaia nel comporre Pseudolus , rappresentata per la prima volta nel 191 a.c. quando Plauto aveva circa sessant’anni. Calidoro era innamorato della cortigiana Fenicia ma era a corto di denaro. Un militare riscatta la fanciulla dal lenone Ballione. Pseudolo, servo di Calidoro, raggira il militare ed il lenone. Calidoro ottiene la sua amante e Pseudolo il suo vino. Come nel Miles Gloriosus, nello Pseudolus il servo è al centro della commedia. Il servo di Plauto ha infatti ispirato nei secoli i più grandi autori teatrali come Molière, Ariosto, Goldoni, Shakespeare, Goëthe e Rossini; per questo, e non solo, si evince come Plauto sia il padre di tutto il teatro comico europeo. Una messa in scena semplice, senza quarta parete. Gli attori, in abiti che richiamano la tradizione delle culture d’epoca romana, dialogano tra loro, si rivolgono al pubblico e lo interpellano. Ne vien fuori un allestimento che lascia spazio all’improvvisazione, al gioco scenico, Deverbia e Cantica accompagneranno gli spettatori negli intrecci Plautini messi in atto da personaggi grotteschi, anche grazie all’uso delle maschere che permettono agli attori di interpretare più personaggi. I sentimenti e gli affetti sinceri, quando ci sono, sono comici e non commoventi, motivo per cui, le commedie di Plauto erano di certo le più applaudite.
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Comunicato stampa del 22.8.2018

Il mito eterno di Medea raccontato con la sand art
Medea in prima nazionale per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Il 23 agosto, alle 20, al Teatro Antico di Segesta, l’opera tratta da Euripide rivisitata in una veste molto particolare. Saranno veri e propri quadri fluttuanti di sabbia, nel testo rielaborato da Nicasio Anzelmo.
Il mito eterno di Medea è raccontato infatti attraverso la composizione/scomposizione di immagini che appaiono o svaniscono sulla sabbia. Attraverso questo tipo di narrazione il mito prende forma e sostanza, accompagnandosi a immagini visive molto suggestive. La Sand Art, che sarà eseguita da Stefania Bruno, accompagnata dalla narrazione di Vincenzo Bruno e dal pianoforte di Diego Spitaleri, è una forma del teatro contemporaneo che si fonda sul racconto per immagini. Durante la performance l’artista modella la sabbia disposta su una lavagna luminosa creando una sequenza di immagini che costruiscono una narrazione. Tali immagini, frutto di un’abile e affascinante creazione estemporanea, vengono proiettate su uno schermo in tempo reale. Con questa particolare arte della sabbia si creano storie meravigliose ed emozionanti, accompagnate da musiche registrate o live o dalle parole dell’artista, davanti agli occhi di spettatori incantati.
Le immagini create con l’utilizzo della sabbia non vengono fissate su una tela ma si trasformano in altre immagini; suggestioni, influenzate dalla musica, che si trasformano in altre suggestioni in un percorso emozionale che è impossibile ripercorrere una seconda volta in maniera identica.

Comunicato stampa del 20.8.2018

Adelphoe, al Teatro Antico di Segesta in scena la commedia
I Fratelli (Adelphoe) di Publio Terenzio Afro con l’adattamento e la regia di Silvio Giordano. Il 21 e 22 agosto alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta lo spettacolo con Pietro Longhi, Paolo Perinelli, Luca Negroni, Danilo Celli, Maria Cristina Gionta, Olimpia Alvino, Pierre Bresoli, Guido Goitre, Filippo Valastro. Una nuova commedia al tramonto per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal comune di Calatafimi Segesta, in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e ladirezione artistica di Nicasio Anzelmo.
Note di regia:
“Questo autore è stato spesso considerato dai suoi contemporanei “troppo moderno” ed ha scritto sei commedie “palliate” ispirate quindi ad un modello greco, diversamente dalle “togate” di ambientazione romana, operando una vera e propria riforma nell’ambito di questo genere, inserendovi nuovi contenuti ideologici ed attingendo nella “NEA” la commedia nuova ellenica di cui Menandro è l’esponente più noto. La carriera drammaturgica di Terenzio, non fu certo facile come quella di Plauto, forse perché nella sua opera non troviamo l’esuberanza, le acrobazie verbali, i giochi di parole del sarsinate. Terenzio, infatti, usa uno stile ed un linguaggio sobrio, naturale, all’insegna della compostezza e della semplicità, evitando espressioni popolari e volgari in omaggio forse all’esigenza di equilibrio e di raffinatezza che egli mutuava dal sofisticato circolo scipionico di cui faceva parte. Anche la “contaminatio” è usata da Terenzio in maniera diversa dagli altri autori latini non ibridando una commedia con una mescolanza di varie commedie greche, ma inserendo una intera scena desunta da altri drammi all’interno di una sola commedia greca usata come modello. Nel Teatro “naturalistico” di Terenzio troviamo una suspance nuova.
Lo spettatore è coinvolto emotivamente nelle vicende, prova le stesse emozioni dei personaggi e l’autore non consente procedimenti “metateatrali”, cioè non vuole che venga mai interrotta l’illusione scenica e al contrario di Plauto che tendeva solo adivertire, cerca di trasmettere un messaggio morale. Nasce, insomma un’attenzione sociale che allora era una vera e propria rivoluzione culturale con dentro un messaggio di humanitas. Aprirsi agli altri, rinunciare all’egoismo, comprendere i propri limiti ed essere indulgente nei confronti degli errori degli altri: in una parola essere tolleranti e solidali. Ed è così che i personaggi di Terenzio si allontanano miglia e miglia da quelli pacchiani, spregiudicati, egoisti e truffaldini di Plauto. La nuova comicità non è più nella battutaccia o nell’intrigo e risiede più nel sorriso che nel riso, un sorriso talvolta venato di riflessione e meditazione”.

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