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Comunicato stampa del 31.8.2018

Il dramma di Edipo Re al Teatro Antico di Segesta
Il dramma di Edipo re per il penultimo tramonto del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta, in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Venerdì 1 settembre, alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta lo spettacolo tratto da Sofocle con la regia di Cinzia Maccagnano. In scena Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano, Raffaele Gangale.
Note di regia
Quello di Edipo è il dramma della conoscenza, il dramma di un uomo vinto dalla fatalità malgrado la sua volontà e la sua ribellione. E innanzitutto la ribellione avviene in se stesso: è lui che evoca la ragione e poi l’istinto, creando dialoghi serrati, che diventano sempre più interrogatori, con Creonte e con Tiresia, quasi fossero voci interiori che lo tormentano e lo inducono a scavare nel conscio e nell’inconscio affinché la verità si palesi accecante come la luce. Edipo sa ed ha dimenticato, perciò intraprende un percorso dall’interno verso l’esterno che riporta se stesso e lo spettatore a quella verità inevitabile, già presente. Il dentro e il fuori: il male è fuori come rappresentazione del dentro, e il dentro emerge e incalza. Il coro sin dall’inizio è il fuori che spinge Edipo a trovare la causa di tanto male. La peste dilaga a Tebe come una coltre senza speranza che si spande per chiedere il suo tributo. La peste è un nero che tutto invade, come la visione della realtà da parte di chi ha un malessere. È la non-speranza. Edipo appare, nel cuore della notte, ai piedi del talamo nuziale, tormentato da incubi, pensieri ed echi di voci di popolo. Così comincia il suo viaggio iniziatico dal buio della sua esistenza al bagliore accecante del vero. La scena, ad ogni nuova informazione aggiunta, si compone di nuovi colori e nuove strade sulle quali i personaggi agiscono loro malgrado; percorsi forzati che conducono ad un luogo preciso, lì dove tutto comincia e dove tutto finisce. E’ nera la peste che dilaga e che ammorba gli animi; rossa la scia di Giocasta che ha partorito dalle sue viscere il suo stesso desiderio, sangue del suo sangue; viola il colore dell’avvento che, improvviso, taglia la scena come un evento inatteso e incancellabile da cui non si potrà più prescindere; giallo è il cammino della verità, splendente come la luce del sole; bianco è il colore dell’oblio a cui segue, come inesorabile prassi, un’ immediata rinascita ed un nuovo regno. Edipo vuole sapere. Vuole sapere a dispetto di tutto rifiutando compromessi ai quali spesso ricorre l’umanità, cui appartiene anche la regina che più volte cerca di indurlo a non approfondire le oscure origini della sua nascita e a non badare ai desideri nascosti. Tu non avere paura delle nozze con tua madre: già molti si sono congiunti con la madre, in sogno. Chi non dà importanza a queste cose vive meglio di tutti. Ma non voler sapere, forse, è più tragedia di quella tragica consapevolezza che tutto precipita verso la soluzione. “Io la mia stirpe, per oscura che sia, voglio vederla” grida Edipo quando ormai è tutto rivelato e la luce abbagliante del vero non può che lasciare spazio alle tenebre. La vita finisce dove comincia.
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Comunicato stampa del 30.8.2018

Filippo Luna protagonista di “Astolfo sulla Luna”
In prima nazionale al Teatro Antico di Segesta, il 31 agosto alle 19.15, “Astolfo sulla luna”. Il testo tratto da Ludovico Ariosto sarà un reading di Filippo Luna accompagnato dalla fisarmonica di Daniele Teauro, con musiche composte ed eseguite dal vivo. La lettura è tratta dal capitolo XXXIV dell’Orlando Furioso. Lo spettacolo fa parte del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Volevo raccontare la storia di Astolfo nella maniera più contemporanea possibile – spiega Luna – ma senza tradire la lingua dell’Ariosto.
Il testo è di una attualità sconvolgente, una meravigliosa parabola in versi senza tempo, né età. La ricerca del senno, oggi più che mai, è necessaria. Il mondo è diventato una finestra aperta sul vuoto e se ognuno di noi non si impegna a fare la sua parte, non troveremo mai nessun Astolfo pronto a partire e a immolarsi per riportarci indietro la ragione smarrita. La porta di accesso a questo progetto per me è la musica, la colonna sonora costruita passo dopo passo con Daniele Tesauro, che fosse la seconda voce, il contrappunto della narrazione. Da questo lavoro di costruzione artigianale nasce questo particolare reading, che chiamo cosi per convenzione, perché credo sia qualcosa di più, un viaggio, di versi e musica prestati alla magia del teatro e al potere evocativo dell’immaginazione. Astolfo sulla Luna è un viaggio in versi che cattura per intensità e passione, dove le parole si mischiano alle struggenti note della fisarmonica.
La follia di Orlando a causa del “tradimento” di Angelica ha sottratto il paladino alla guerra contro i Mori e il suo ritorno alla normalità e necessario affinché dia il suo decisivo contributo alla battaglia, ragion per cui Astolfo viene incaricato da Dio di recarsi sulla Luna (dove si raccolgono tutte le cose che si perdono in Terra) per recuperare il senno del campione cristiano. Dopo aver visitato l’Inferno, Astolfo raggiunge in groppa all’ippogrifo la cima del Paradiso Terrestre e qui e accolto da S. Giovanni Evangelista, che lo scorta poi sulla Luna a bordo del carro d’Elia e gli fa da guida. Il viaggio prodigioso di Astolfo diventa l’occasione per biasimare la follia dell’uomo che getta via il tempo inseguendo vane illusioni”.

Comunicato stampa del 28.8.2018

Amleto in prima nazionale al Teatro Antico di Segesta
In prima nazionale, al Teatro Antico di Segesta, il 29 agosto alle 19.15, Amleto di Shakespeare con la regia di Clarizio Di Ciaula. Lo spettacolo, conGiovanni Di Lonardo, Gianluca Busco, Mingo De Pasquale, Laura Sammataro, Giuseppe Calamunci Manitta, Santi Spanna, Diletta Carrozzo, Michele Savoia, fa parte del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
Note di regia
Probabilmente l’opera teatrale più conosciuta del panorama drammaturgico mondiale di tutti i tempi, l’Amleto di William Shakespeare, incarna nel suo protagonista un destino che lo chiama a portare un fardello del quale non ha alcuna responsabilità. La scelta dell’azione, quindi, nell’attuazione del compito affidatogli, fa nascere ineluttabilmente quel “dubbio amletico” tanto vastamente discusso e analizzato nel corso degli ultimi secoli. Amleto combatte con se stesso nella sua solitudine dividendosi in due distinte entità, le quali non possono esimersi dal produrre lo smarrimento nel timore di affrontare le conseguenze sia morali che divine della sua scelta. Ecco, così, un allestimento che vede in scena il protagonista shakespeariano confrontarsi con se stesso tramite due interpreti che ricoprono il medesimo ruolo interagendo, sottolineandone le peculiarità in un crescente di contrasti, paure, impeti e dubbi, magistralmente espressi dall’autore nel famosissimo monologo dell’essere o non essere, per il quale lo spettatore di qualsiasi periodo storico e appartenenza geografica ha visto identificarsi la propria condizione di libero arbitrio, la scelta alla quale quotidianamente è chiamato nel tentativo di contrastare qualsiasi forma d’ingiustizia e di umana prevaricazione, la decisione di assumersene la responsabilità nei confronti della legge, di Dio ma, soprattutto, della sua coscienza.

Comunicato stampa del 27.8.2018

Ippolito di Euripide, la tragedia delle passioni estreme
Al Teatro Antico di Segesta, il 28 agosto alle 19.15, Ippolito di Euripide con la traduzione, l’adattamento e la regia di Nicola Alberto Orofino. Interpreti Egle Doria, Silvio Laviano, Alessandra Barbagallo, Gianmarco Arcadipane.
Il progetto in residenza a “Teatro in Fortezza 2018” – Sperlinga (EN) in collaborazione con Teatri di Pietra – Sicilia 2018, è una produzione Associazione Culturale Madè e fa parte del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Caltafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
Ippolito di Euripide è la tragedia delle passioni estreme. La passione di Fedra che è febbre d’amore altissima, senza nessuna possibilità di guarigione; la passione di Ippolito che è fanatismo e esaltazione di tutto ciò che è puro e casto (e quindi innanzitutto esaltazione per se stesso); la passione di Teseo, che è ira funesta e distruttrice in cui la grazia non trova dimora. Tutti e tre i protagonisti di questa tragedia verbalizzano le proprie passioni in maniera ossessiva. Sono tre personaggi vistosi, appariscenti, le cui parole hanno la capacità di analizzare, nascondere, cambiare, camuffare, dilatare gli eventi della tragedia. Personaggi estremi dunque, e con un’anima grande.
Euripide fa di ognuno di loro una vittima della vicenda e lo spettatore non può che giustificarne gli eccessi e le debolezze. Nessuno dei personaggi sa dove lo porterà la vita. Persino la nutrice dimostra stoltezza scatenando il primo dramma della vicenda che innescherà poi tutti gli altri. Alla tragedia concorrono poi due divinità che colpiscono senza soccorrere: Afrodite colpisce Ippolito che non sa sottomettersi; Artemide sul finale si dichiara pronta a vendicare il suo protetto. Un dramma pieno di opposizioni, parallelismi e duplicazioni. Ippolito è per questo una tragedia simmetrica, in cui si fronteggiano personaggi pieni di tormenti generati dall’incapacità di comprendere le origini dei disagi degli altri protagonisti.

Comunicato stampa del 26.8.2018

Al Teatro Antico La Commedia degli Errori di Shakespeare
La Commedia degli Errori, di Shakespeare, diretta da Graziano Piazza. Il 27 agosto, alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta, ancora uno spettacolo di prestigio per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Caltafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo (special ticket 18 euro). Sul palco Gaetano Carbone, Francesca Carocci, Andrea D’Amico, Cosimo Desii, Pier Francesco Di Consolo, Giuliana Di Dio, Federica Ferraro, Vincenzo Iantorno, Federico Lucidi, Mariano Matrone, Teresa Nardi, Antonino Palmeri, Marika Ruta, Tiziano Taliani, Serena Tassan, Serena Tozzi, Cristian Zandonella, Riccardo Avramo, Marius Gheorghe Bunduc.
La commedia degli equivoci, è uno Shakespeare ancora giovane che la scrive; è il più corto e il più farsesco dei suoi lavori: la maggior parte della comicità è data dai bisticci, giochi di parole e dagli scambi d’identità turbinosi.
La commedia degli errori racconta la storia di due coppie di gemelli identici separati dalla nascita. Antifolo di Siracusa ed il suo servo, Dromio di Siracusa, arrivano ad Efeso, che si scopre essere la città in cui vivono i loro fratelli gemelli, Antifolo di Efeso ed il suo servo, Dromio di Efeso. Quando i siracusani incontrano gli amici e i familiari dei loro gemelli, inizia una serie di incidenti basati sullo scambio d’identità che portano a baruffe, seduzioni quasi incestuose, l’arresto di Antifolo di Efeso, e le accuse di infedeltà, furto, pazzia e possessione diabolica.
Come nelle opere più mature del bardo, si insinua nella pièce la“commedia umana” che proprio nella comicità trova la sua riflessione sul mondo: ci fa sognare come nel Sogno di una notte di mezza estate e ci fa entrare in una realtà senza tempo e senza spazio come nel Racconto d’inverno. Il tempo regola tutto, dispone gli accadimenti come il regista nascosto che si diverte con i suoi stessi burattini. A Siracusa o a Efeso, oppure in un Oriente a noi abbastanza prossimo come i Balcani, dove tutto diviene acceso e vivo, quasi paradossale, questi giovani grandi interpreti cercheranno nello specchio la propria immagine riflessa, gli occhi ridenti del pubblico.
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Comunicato stampa del 25.8.2018

Alba e tramonto con l’Antigone di Argirò
All’alba e al tramonto del 26 agosto, alle 5 e alle 19.15, i colori del cielo di Segesta, al Teatro Antico, faranno da sfondo ad Antigone. Lo spettacolo tratto da Sofocle, con l’adattamento e la regia di Giuseppe Argirò, fa parte del cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Interpreti Jun Ichikawa, Maurizio Palladino, Renato Campese, Maria Cristina Fioretti, Carmen Di Marzo, Silvia Falabella, Filippo Velardi.
Note di regia
Antigone è uno dei testi classici che più rappresenta l’essenza stessa del tragico. La giovane protagonista della tragedia sofoclea, si ostina a voler seppellire il corpo del fratello Polinice, contro la volontà dello zio Creonte, che ne vuole punire il tradimento. Polinice si è schierato infatti contro
la sua stessa città e ha trovato la morte in un duello fratricida con Eteocle. Antigone, che difende i vincoli di sangue e le ragioni della pietà familiare, si scontra con l’ottusità della ragione di Stato, incarnando il diritto “naturale” contro quello “positivo”, rappresentando l’ideale dell’eroina tragica, capace di andare incontro al suo destino con consapevolezza e lucidità.
Ancora una volta i Greci ci parlano da lontano e tracciano la via che unisce passato e presente. Da questa convinzione parte il progetto scenico di Giuseppe Argirò che afferma il valore della riscrittura del tragico nel novecento. La drammaturgia infatti risulta composita: partendo da Sofocle, arriva ai luoghi contemporanei segnati dalla guerra. Antigone combatte la sopraffazione, l’abuso; e rappresenta l’elogio della disobbedienza, come nella riproposizione di Anouilh; o diviene l’emblema della scelta come in “Fuochi” della Yourcenar. In ogni caso, la principessa tebana è una paladina dei diritti civili e ne combatte ogni violazione. Con l’eroina sofoclea assistiamo alla storicizzazione dell’individuo e delle sue decisioni: Antigone è sostanza etica pura come sosterrà Hegel e come verrà ribadito nello studio di George Steiner “Le Antigoni”. Lo spettacolo, quindi, affronta il tema dei diritti umani, della pena di morte e del coraggio di lottare per sovvertire le regole ingiuste con la disobbedienza civile, come faranno i grandi personaggi della storia che sono stati in grado di cambiare il destino di interi paesi Eschilo, con l’Orestea, aveva affermato la necessità della democrazia, sancendo il passaggio dallo stato di natura allo stato di diritto; Sofocle mette in discussione tale diritto e opera una distinzione tra le leggi “giuste” e le leggi inique, frutto di un interesse dello Stato, spesso in disaccordo con le esigenze dei cittadini. Antigone non discute la norma in sé, ma la sua presunta oggettività: Nella disobbedienza di Antigone, inoltre, è rintracciabile l’afflato di un amore universale, un amore oblativo, incondizionato che va oltre i legami di sangue ben al di là di ogni possibile comprensione umana, come metterà in luce Elsa Morante in “Serata a Colono”, che presenta un’Antigone non più eroica ma dimessa e ossessionata dal bene, unico valore positivo della sua vita.
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Comunicato stampa del 23.8.2018

Dionisiache, Ettore Bassi è Pseudolo
Il 24 e 25 agosto, alle 19.30, al Teatro Antico di Segesta, in scena Pseudolo per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. La commedia di Plauto, con l’adattamento e la regia di Cristiano Roccamo, vede in scena Ettore Bassi. Insieme a lui Riccardo Bartoletti, Massimo Boncompagni, Antonio Salerno, Jacopo Costantini, Ludovico Rohl.
Cicerone ci racconta che Plauto “ si divertiva” in vecchiaia nel comporre Pseudolus , rappresentata per la prima volta nel 191 a.c. quando Plauto aveva circa sessant’anni. Calidoro era innamorato della cortigiana Fenicia ma era a corto di denaro. Un militare riscatta la fanciulla dal lenone Ballione. Pseudolo, servo di Calidoro, raggira il militare ed il lenone. Calidoro ottiene la sua amante e Pseudolo il suo vino. Come nel Miles Gloriosus, nello Pseudolus il servo è al centro della commedia. Il servo di Plauto ha infatti ispirato nei secoli i più grandi autori teatrali come Molière, Ariosto, Goldoni, Shakespeare, Goëthe e Rossini; per questo, e non solo, si evince come Plauto sia il padre di tutto il teatro comico europeo. Una messa in scena semplice, senza quarta parete. Gli attori, in abiti che richiamano la tradizione delle culture d’epoca romana, dialogano tra loro, si rivolgono al pubblico e lo interpellano. Ne vien fuori un allestimento che lascia spazio all’improvvisazione, al gioco scenico, Deverbia e Cantica accompagneranno gli spettatori negli intrecci Plautini messi in atto da personaggi grotteschi, anche grazie all’uso delle maschere che permettono agli attori di interpretare più personaggi. I sentimenti e gli affetti sinceri, quando ci sono, sono comici e non commoventi, motivo per cui, le commedie di Plauto erano di certo le più applaudite.
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Comunicato stampa del 22.8.2018

Il mito eterno di Medea raccontato con la sand art
Medea in prima nazionale per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Il 23 agosto, alle 20, al Teatro Antico di Segesta, l’opera tratta da Euripide rivisitata in una veste molto particolare. Saranno veri e propri quadri fluttuanti di sabbia, nel testo rielaborato da Nicasio Anzelmo.
Il mito eterno di Medea è raccontato infatti attraverso la composizione/scomposizione di immagini che appaiono o svaniscono sulla sabbia. Attraverso questo tipo di narrazione il mito prende forma e sostanza, accompagnandosi a immagini visive molto suggestive. La Sand Art, che sarà eseguita da Stefania Bruno, accompagnata dalla narrazione di Vincenzo Bruno e dal pianoforte di Diego Spitaleri, è una forma del teatro contemporaneo che si fonda sul racconto per immagini. Durante la performance l’artista modella la sabbia disposta su una lavagna luminosa creando una sequenza di immagini che costruiscono una narrazione. Tali immagini, frutto di un’abile e affascinante creazione estemporanea, vengono proiettate su uno schermo in tempo reale. Con questa particolare arte della sabbia si creano storie meravigliose ed emozionanti, accompagnate da musiche registrate o live o dalle parole dell’artista, davanti agli occhi di spettatori incantati.
Le immagini create con l’utilizzo della sabbia non vengono fissate su una tela ma si trasformano in altre immagini; suggestioni, influenzate dalla musica, che si trasformano in altre suggestioni in un percorso emozionale che è impossibile ripercorrere una seconda volta in maniera identica.

Comunicato stampa del 20.8.2018

Adelphoe, al Teatro Antico di Segesta in scena la commedia
I Fratelli (Adelphoe) di Publio Terenzio Afro con l’adattamento e la regia di Silvio Giordano. Il 21 e 22 agosto alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta lo spettacolo con Pietro Longhi, Paolo Perinelli, Luca Negroni, Danilo Celli, Maria Cristina Gionta, Olimpia Alvino, Pierre Bresoli, Guido Goitre, Filippo Valastro. Una nuova commedia al tramonto per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal comune di Calatafimi Segesta, in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e ladirezione artistica di Nicasio Anzelmo.
Note di regia:
“Questo autore è stato spesso considerato dai suoi contemporanei “troppo moderno” ed ha scritto sei commedie “palliate” ispirate quindi ad un modello greco, diversamente dalle “togate” di ambientazione romana, operando una vera e propria riforma nell’ambito di questo genere, inserendovi nuovi contenuti ideologici ed attingendo nella “NEA” la commedia nuova ellenica di cui Menandro è l’esponente più noto. La carriera drammaturgica di Terenzio, non fu certo facile come quella di Plauto, forse perché nella sua opera non troviamo l’esuberanza, le acrobazie verbali, i giochi di parole del sarsinate. Terenzio, infatti, usa uno stile ed un linguaggio sobrio, naturale, all’insegna della compostezza e della semplicità, evitando espressioni popolari e volgari in omaggio forse all’esigenza di equilibrio e di raffinatezza che egli mutuava dal sofisticato circolo scipionico di cui faceva parte. Anche la “contaminatio” è usata da Terenzio in maniera diversa dagli altri autori latini non ibridando una commedia con una mescolanza di varie commedie greche, ma inserendo una intera scena desunta da altri drammi all’interno di una sola commedia greca usata come modello. Nel Teatro “naturalistico” di Terenzio troviamo una suspance nuova.
Lo spettatore è coinvolto emotivamente nelle vicende, prova le stesse emozioni dei personaggi e l’autore non consente procedimenti “metateatrali”, cioè non vuole che venga mai interrotta l’illusione scenica e al contrario di Plauto che tendeva solo adivertire, cerca di trasmettere un messaggio morale. Nasce, insomma un’attenzione sociale che allora era una vera e propria rivoluzione culturale con dentro un messaggio di humanitas. Aprirsi agli altri, rinunciare all’egoismo, comprendere i propri limiti ed essere indulgente nei confronti degli errori degli altri: in una parola essere tolleranti e solidali. Ed è così che i personaggi di Terenzio si allontanano miglia e miglia da quelli pacchiani, spregiudicati, egoisti e truffaldini di Plauto. La nuova comicità non è più nella battutaccia o nell’intrigo e risiede più nel sorriso che nel riso, un sorriso talvolta venato di riflessione e meditazione”.

Comunicato stampa del 19.8.2018

Penelope in prima nazionale al Teatro Antico
In prima nazionale, il 20 agosto alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta, Penelope – L’Odissea è fimmina. Una riscrittura tratta da Omero di Luana Rondinelli, che ne firma anche la regia, testo vincitore del premio “Anima Mundi” alla drammaturgia femminile. Interpreti Giovanna Centamore, Corinna Lo Castro, Luana Rondinelli, Mauro Failla, Giovanni Maria Currò, Camilla Bianchini. La supervisione artistica è di Nicasio Anzelmo, direttore del Festival di Calatafimi Segesta – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal comune di Calatafimi Segesta in sinergia col Parco Archeologico di Segesta.
Protagonista Penelope, moglie di Ulisse, madre di Telemaco, discendente da parte di padre dal grande eroe Perseo (Icario era suo nipote) e cugina di Elena. La figura di questa donna come non si era mai vista. Un punto di osservazione nuovo in questa rielaborazione e riscrittura di Luana Rondinelli, una delle più promettenti giovane drammaturghe italiane. Prende il nome da un mito riguardante la sua infanzia: quando nacque fu gettata in mare per ordine del padre e fu salvata da alcune anatre che, tenendola a galla, la portarono verso la spiaggia più vicina. Dopo questo evento i genitori la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope (che significa appunto “anatra”).Tuttavia per alcuni il nome è connesso all’evento della tela che la vide protagonista nell’Odissea. Una gioventù molto combattuta, violentata più volte dal padre, data in sposa a Ulisse, di cui attese per vent’anni il ritorno. Cresce da sola il piccolo Telemaco, evitando di scegliere uno tra i proci, nobili pretendenti alla sua mano, anche grazie al famoso stratagemma della tela: di giorno tesseva il sudario per Laerte, padre di Ulisse, mentre di notte lo disfaceva. Avendo promesso ai proci che avrebbe scelto il futuro marito al termine del lavoro, rimandava all’infinito il momento della scelta. L’astuzia di Penelope, tuttavia, durò “solo” per poco meno di quattro anni a causa di un’ancella traditrice che riferì ai proci l’inganno della regina. Alla fine, Ulisse tornò, uccise i proci e si ricongiunse con la moglie. Penelope è il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale femminile. Tornato nuovamente a casa dopo l’estremo viaggio, Ulisse poté nuovamente godere della moglie e secondo una versione la rese incinta di altri due figli: Poliporte e Arcesilao.

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