La Phaedra di Seneca al Teatro di Segesta Il mito rivisto in chiave contemporanea

La riscrittura di uno dei miti più noti, amati e rielaborati della classicità, Phaedra di Seneca, in scena venerdì 1 e sabato 2 settembre al Teatro Antico di Segesta alle 19,15. Volge verso il termine, con un altro appuntamento di spicco, il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. La rielaborazione e l’ adattamento sono di Alberto Bassetti, la regia di Giovanni Anfuso. Interpreti Liliana Randi e Angelo D’Agosta.


Una
rielaborazione, questa, che ha lo scopo di rendere più chiara e potente la ragione della drammaticità della storia. Tuttavia non mancano momenti diversi, dalle atmosfere più leggere, che addirittura sfiorano quasi i toni della commedia. Un gioco di ritmi serrati, segnati da frequenti ribaltamenti e colpi di scena, nel pieno rispetto della tradizione. Una versione comunque nuova del grande mito che si fa parlare con la lingua contemporanea.

La Phaedra presuppone il celebre modello euripideo dell’Ippolito, di una tragedia perduta di Sofocle e della quarta delle Heroides ovidiane: tratta dell’incestuoso amore di Fedra per il figliastro Ippolito e del drammatico destino che si abbatte sul giovane, restio alle seduzioni della matrigna la quale, per vendetta, ne provoca la morte denunciandolo al marito Teseo, padre di Ippolito.

In questa occasione non si ricorre all’uso del deus ex machina per mezzo del quale solitamente si aveva la risoluzione pacifica del dramma (il lieto fine) oltre che la giustificazione del male compiuto nell’azione. Questo perché la presente rilettura ci offre uno spaccato di vita (chiamarla quotidiana sarebbe un po’ troppo azzardato) nella quale non c’è né rimedio né soluzione alle atrocità commesse. I personaggi sono, in questo senso, comunque condannati: Fedra è inevitabilmente destinata al suicidio, in preda al rimorso per l’incesto col figliastro Ippolito. Nella piece domina, insomma, incontrastato l’irrazionale e il male.

Le anime malate che Bassetti rappresenta sembrano inoltre aver perduto una volta per sempre il senno, ovvero la ragione, senza la quale il mondo sembra essere diventato preda di ombre e di mostri in completa balìa del male e delle forze dell’inferno.

La riscrittura di uno dei miti più noti, amati e rielaborati della classicità, d’altronde presenta sempre la responsabilità di confrontarsi con grandi autori; qui l’elaborazione prevede la presenza di due attori, con lo scopo di sintetizzare e rendere più chiara e lancinante la drammaticità della storia, senza rifuggire la possibilità di creare momenti diversi in cui inserire atmosfere e modalità più vicine al dramma, se non proprio alla commedia, rispetto all’austerità della tragedia.



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Un viaggio tra maghi, re, poeti ed esseri soprannaturali La magia de “Le mille e una notte” a Segesta

Giorno dopo giorno, notte dopo notte Shahrazad racconta al sultano suo sposo una storia diversa per tutelare la sua vita, intuendo sin dall’inizio che la propria salvezza dipende da quella del suo carnefice. E’ così che si snoda Le mille e una notte, in programma giovedì 31 agosto alle 19,15 al Teatro Antico di Segesta. Protagonista e regista Yousif Latif Jaralla, un cantastorie e narratore iracheno. Uno spettacolo che fa parte del cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.

Soltanto liberando il sultano dalla rabbia e dall’odio, dalla cecità e dalla vendetta che albergano nel suo animo dopo il tradimento di una delle sue mogli, Shahrazad potrà interrompere il meccanismo omicida innescato per vendetta e secondo cui il re uccide sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze. Per tale scopo Shahrazad lo conduce con l’immaginazione in un labirinto di racconti intrecciati, popolati da esseri di straordinaria bellezza e di rare meraviglie, in un incontro con antichi re, potenti maghi, poeti, mendicanti, amanti ed esseri soprannaturali; lo educa, attraverso le sue narrazioni, all’amore e alla conoscenza, conducendolo alla scoperta della sacralità del vivere e del perdono.

Yousif Latif Jaralla nei suoi spettacoli ricorre ad una tecnica di narrazione fondata su una circolarità ritmata, propria della narrazione rituale sufi. Alla voce affianca spesso l’utilizzo di tamburi tradizionali di provenienza mediorientale, il cui suono contribuisce alla scansione del tempo e delle scene, amplificando l’effetto rituale della narrazione stessa. Vanta prestigiose collaborazioni con artisti e intellettuali del panorama nazionale.

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Orestea, la trilogia di Eschilo sul palco del Teatro di Segesta

L’Orestea di Eschilo con l’adattamento e la regia di Giuseppe Argirò mercoledì 30 agosto alle 19,15 al Teatro Antico di Segesta. Un altro appuntamento coi classici al tramonto per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.

Il passato esercita un’attrazione irresistibile, infatti le nostre radici affondano in una cultura immortale: i classici ci parlano da lontano e spiegano il presente. L’eternità della tragedia consiste nella sua contemporaneità. L’Orestea sancisce non solo la nascita della storia teatrale, ma della messa in scena come specchio della civiltà. L’archetipo dell’eterna lotta tra il maschile e il femminile si concretizza in un conflitto universale tra matriarcato e patriarcato, materializzandosi nelle figure di Clitennestra e Agamennone. Le solitudini dei diversi personaggi trovano conforto nella scrittura sublime di Eschilo. L’intera trilogia, l’unica a noi pervenuta, è stata condensata in 75 minuti, mantenendo comunque intatta l’azione scenica, più evidente nell’Agamennone e legata alla vendetta nelle Coefore. La parte dibattimentale delle Eumenidi è stata interamente affidata al personaggio di Atena. La tessitura drammaturgica è scandita dai capitoli che confermano la serialità della tragedia e ne aumentano la dimensione epicizzante. L’ambientazione è volutamente borghese, nella ricostruzione di un interno che racconta le vicende familiari degli Atridi: il ghenos è infatti il nucleo originario della colpa che si tramanda senza pietà di padre in figlio e costituisce l’essenza stessa della tragedia classica rispetto alla modernità. Il conflitto degli opposti inconciliabili esplode in una sequenza di omicidi parentali che sembrano affollare le cronache contemporanee. Si intrecciano così vendette ed esecuzioni sommarie che anticiperanno, grazie al futuro teatro di Seneca, le più buie atmosfere shakespeariane. La drammaturgia eschilea è viva e di forte impatto emotivo, in virtù di una scelta stilistica condivisa con un cast di attori straordinari che prosciugano il testo, privandolo di ogni retorica, stilizzandone alcuni momenti, scegliendo una parola rarefatta e profondamente poetica. Il coro, testimone degli eventi, è composto da due elementi che rappresentano la comunità di Argo: il vecchio, depositario della memoria collettiva e la giovane che nutre ancora speranza per il ritorno del re dalla terribile guerra di Troia. Agamennone e Oreste sono impersonati dallo stesso attore, traslando ciò che avviene normalmente con Elettra, che assume su di sé la memoria del padre. Questa volta è il figlio a rivestire le sembianze paterne, realizzando la vendetta e precorrendo Amleto, come sintetizza Pirandello nelle pagine de Il fu Mattia Pascal. Cassandra ci appare come una visionaria, dilaniata dalle bugie delle visioni, che preconizza un futuro di devastazione, adatto a uno scenario postbellico. Il linguaggio si mantiene alto e viene volutamente contaminato con reviviscenze dialettali solo in occasione dell’arrivo del messaggero, che evoca scenari bellici e definisce così la condizione del reduce. L’ultima parte dello spettacolo si concentra sul mito fondativo della democrazia, consegnata da Atena all’intera umanità. La parola teatrale definisce così il passaggio dallo stato di natura allo stato di diritto, affermando la condivisione della norma come fondamento del consorzio civile.
La scena racconta la vita e supera così l’imperfezione degli esseri umani.

Con:
Renato Campese, Cinzia Maccagnano, Maurizio Palladino, Cristina Fioretti, Silvia Siravo, Alberto Caramel, Silvia Falabella

Aiuto regia: Marta Cirello
Grafica: Sara Angelucci
Proiezioni: Claudio Ammendola
Arredi: Latti Scenografie
Ufficio Stampa: Brizzi Comunicazione
Foto: Tommaso Le Pera

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Un capolavoro del teatro italiano La Mandragola di Machiavelli a Segesta

Uno dei capolavori del teatro italiano al Teatro Antico di Segesta. Martedì 29 agosto, alle 19.15, andrà in scena La Mandragola di Niccolò Machiavelli. La regia è firmata da Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi. Uno spettacolo creato in esclusiva per il cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.

Interpreti Giuseppe Bisicchia, Massimo Giustolisi, Irene Tetto, Roberta Andronico, Luigi Nicotra, Biagio Barone, Silvana D’Anca e Giovanna Sesto. I costumi sono Casta Diva.

Nello spettacolo non mancano espedienti e meccanismi che derivano dalla tradizione latina (Plauto e Terenzio) e che nel 500 erano ancora abbondantemente sfruttati. Perciò, in ogni modo, si tratta di una commedia di quel secolo. Ma il livello espressivo e la perfetta riuscita della rappresentazione dei tipi utilizzati, oltre alla ricchezza di dettagli e allusioni che li riguardano, tengono lontana l’opera dal rischio di essere una delle tante imitazioni di modelli risaputi, per quanto autorevoli. La commedia rappresenta, sotto il profilo comico, la visione dei rapporti umani che con ben altra tensione l’autore aveva espresso ne “Il principe” e in altri trattati. La stessa scelta comica prevede il ricorso a un linguaggio prevalentemente basso, quotidiano, e un orientamento dell’attenzione su fatti e sentimenti ordinari. La sproporzione fra la quantità di ingegno utilizzata nell’ordire la manovra e il valore relativo del suo fine, è per lo spettatore motivo di ulteriore comicità. Il ritmo incalzante e la presenza solo di episodi e personaggi assolutamente necessari, fanno sì che la commedia avvinca lo spettatore, non permettendogli di distrarsi annoiato: il che, com’è noto, è una delle principali chiavi di successo di un’opera, ancora oggi.



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Canto lirico e pianoforte a San Michele Concerto diretto dal maestro Di Betta

Alla Chiesa San Michele di Calatafimi Segesta domenica 27 agosto, alle ore 21.30, il concerto finale della masterclass di canto lirico diretta dal maestro Vincenzo Di Betta. Un altro appuntamento musicale per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. I pianisti accompagnatori saranno il maestro Vito Gaiezza e Giusi Ines Tuttolomondo. Un concerto organizzato dall’Istituto superiore di studi musicali “Arturo Toscanini” di Ribera in collaborazione con il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017 e l’associazione La cantoria in campitelli di Roma. L’ingresso è gratuito.


Vincenzo Di Betta è una figura eclettica: cantante, organista, direttore.  Le sue attività di concertista, di insegnante, di ricercatore e creatore di progetti nuovi sia dal punto di vista musicale che culturale, ne fanno uno dei principali protagonisti dell’attuale rivalutazione della musica rinascimentale e barocca.  Il suo lavoro, riconosciuto dalla critica a livello italiano ed europeo, propone un’interpretazione caratterizzata da una viva creatività ed entusiasmo, avvalendosi dei criteri filologici più aggiornati, riscoprendo degli inediti del repertorio rinascimentale e barocco, in particolare della scuola siciliana e romana.

Sogno di una notte di mezza estate a Segesta La magia di Shakespeare al Teatro Antico

Un capolavoro shakespeariano che racconta di un mondo dove i fantasmi dell’irrazionale sono necessari e benefici per la razionalità che ci accompagna. Un’esplorazione divertente e spesso comica negli abissi dell’inconscio in un allestimento semplice e leggero come semplice e leggera è la scrittura del Bardo. Da venerdì 25 a domenica 27 agosto, alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta, andrà in scena Sogno di una notte di mezza estate, diretto da Nicasio Anzelmo. Altro appuntamento di prestigio per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.

“ … il fiore dell’amore svanito“ – la freccia di Cupido, nello sbagliar traiettoria colpisce facendolo diventare rosso vermiglio – che confonde la ragione, il razionale con l’irrazionale e causa di tutti i subbugli dell’inconscio degli esseri umani, è il protagonista assoluto di questo capolavoro shakespeariano. Due luoghi d’azione: il primo luogo Atene, dove regna Teseo (non a caso uno dei più famosi seduttori della mitologia greca) che si accinge a sposare Ippolita ( non a caso la regina delle amazzoni), dopo averla sconfitta in battaglia. Il secondo luogo d’azione la foresta dove, in una furibonda perenne lite amorosa, regnano Oberon e Titania sovrani di una corte di fate e folletti.
Atene è il luogo del quotidiano, della razionalità, dell’ordine; la foresta il luogo dell’irrazionale, dove tutto diventa possibile, gli istinti si scatenano e la realtà diventa illusoria e inafferrabile come un sogno. Fra i due luoghi si muovono ed agiscono, su racconti paralleli, i quattro innamorati e i rozzi artigiani. Ciascuno di loro con storie e finalità diverse, chi per ritrovare se stesso negli affetti e le proprie passioni, chi per ritrovare fama, gloria e denaro: ma tutti alla ricerca della propria stabile identità.
In questa magica foresta, complici gli incantesimi di Puck, tutto si dissolve, tutto si complica, tutto diventa illusione. Un magico luogo in cui l’erotismo si rafforza con la passione e produce turbamento fino a penetrare nella profondità dei cuori, rischiando di minare le basi stesse della civile convivenza tra gli uomini. La luce fa disperdere i fantasmi inquietanti che la notte ha evocato tra i poeti, gli innamorati e i pazzi con i“ cervelli in ebollizione e fervide fantasie ”. Si rischia di rimanere emarginati dal mondo se la luce del giorno non interviene a raffreddare cervello e fantasie e a ridare al mondo ordine ed equilibrio. Ma quando sembra che le cose siano rientrate nel loro equilibrio, ecco che ritornano la notte e i fantasmi inquietanti delle passioni, che la luce sembrava di avere domato.


Con:
Margherita Mignemi, Salvo Piro, Plinio Milazzo, Massimo Giustolisi, Giuseppe Bisicchia, Elisabetta Alma, Irene Tetto, Marina Puglisi, Giovanni Strano, Alessandro Burzotta, Marta Cirello, Valerio Santi, Roberta Andronico, Luigi Nicotra, Pietro Casano.
Coreografie: Barbara Cacciato
Assistente alla regia: Davide Montalbano
Realizzazione Costumi: Mela e Rosa Rinaldi
Produzione: Teatro Della Città

 

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Casina (13)

La drammaturgia dell’ultimo Plauto A Segesta va in scena “Casina”

Mercoledì 23 e giovedì 24 agosto al Teatro Antico di Segesta alle 19.15 Casina di Plauto con l’adattamento e la regia di Giuseppe Argirò. Proseguono gli appuntamenti al tramonto con il cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.

L’ultimo Plauto è quello che maggiormente supera i confini della cultura latina per diventare modello di drammaturgia per il futuro teatro. Ne La Casina l’intreccio amoroso, il gioco dei contendenti per conquistare la “ragazza dal profumo di cannella”, gli espedienti metateatrali, le bastonature, ci conducono direttamente alla commedia dell’arte e alla grande commedia del Cinquecento: la Clizia del Machiavelli.
Ne La Casina sono in luce due grandi anime: la scrittura scenica e una struttura drammaturgica composita. Queste due modalità testuali, apparentemente contrastanti, si alimentano vicendevolmente, senza alcuna contraddizione, creando un ossimoro che aumenta la forza dei caratteri e sviluppa una comicità evidente.
La richiesta costante di attenzione manifestata dai protagonisti nei confronti del pubblico assicura un’empatia continua con lo spettatore, tanto da preludere a una satira, non di impegno, come quella aristofanea, ma di visione del mondo: si può ridere e sorridere delle passioni giovanili, delle morbosità senili, degli intrighi amorosi e delle gelosie coniugali.
Il teatro diviene lo specchio del mondo, come negli affreschi goldoniani, da sorvegliare e guardare da una porticina discosta delle tante case plautine che affollano la scena.
L’allestimento si avvale della maestria e della duttilità nel gestire i registri brillanti di Giuseppe Pambieri, capace di interpretare il personaggio del vecchio libidinoso con accenti contemporanei e richiami ai caratteri dei canovacci dei comici dell’arte.
Accanto a lui, una mulier insolita e vigorosa: Micol Pambieri; il legame familiare dei due attori trova quindi perfetta coincidenza sulla scena nei diversi duetti che alludono all’opera buffa.
La cornice musicale rutilante e il gioco pirotecnico degli attori rafforzano la vis comica del testo e coinvolgono gli spettatori così da trasformarli in protagonisti. L’illusione scenica si smaschera continuamente e lo scioglimento finale, con cadenze poetiche ed echi shakespeariani riunisce tutti i convitati, attori e pubblico, nella festa del teatro.


Con: Giuseppe Pambieri e Micol Pambieri
E con la partecipazione di: Vittorio Viviani
Realizzazione costumi: Mela e Rosa Rinaldi
Produzione: Teatro della Città
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Giancarlo Commare Asino d'oro

La magia delle albe di Segesta con Apuleio Al Teatro Antico l’Asino d’oro

La scherzosa storia del giovane Lucio, appassionato di incantesimi e prodigi, che per un fatale scambio di filtri magici si trasforma in un asino e solo dopo molte tormentose peripezie riesce a ritrovare il suo aspetto umano grazie all’intervento divino di Iside. Al Teatro Antico di Segesta, il 19 agosto alle 5 del mattino, andrà in scena L’Asino d’Oro, tratto da Apuleio. Lo spettacolo creato appositamente per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo, è diretto da Francesco Polizzi.

La storia di Lucio racchiude un significato profondo non molto distante dal simbolo tragico per eccellenza: Edipo. Come per Edipo la vera colpa di Lucio è la sua smania di sapere, quella curiositas, per cui non arretra di fronte a nessun pericolo. Ciò che Lucio vuole imparare dalla maga Panfile – asservire al proprio potere le forze naturali e divine – è la più tragica hybris nella quale possa incorrere una creatura umana; e come Edipo dovrà pagare la sua superiore intelligenza con l’accecamento e con il lungo vagabondare senza patria, sprofondato in esperienze degradanti che lo portano a conoscere una realtà di dolore, violenza e perversione. E come per Edipo le disavventure di Lucio sono allo stesso tempo punizione e veicolo per una più adulta maturità. Ma lontano dai toni tragici dell’eroe di Sofocle, Lucio trova invece la sua espiazione attraverso la farsa, la commedia buffonesca, la mescolanza di alto e basso, sublime e immondo che ne fanno il modello di tutti i romanzi di formazione.

Regia: Francesco Polizzi
Musiche: Franco Accascina
Scene e costumi: Attilio Turchese
Con: Giancarlo Commare, Francesco Polizzi, Martin Loberto, Ambra Cianfoni, Alessandra De Rosario, Francesca Dinale

Produzione: èranos

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Federica Cavallaro - Elettra (1)

Il mito di Elettra rivisitato da Marguerite Yourcenar Al Teatro Antico di Segesta “La caduta delle maschere”

Elettra o la caduta delle maschere”, di Marguerite Yourcenar, è una riscrittura teatrale del mito degli Atridi. In scena lunedì 21 e martedì 22 agosto alle 19.15 in prima nazionale al Teatro Antico di Segesta. Uno spettacolo creato per il cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.

Per questa “nuova” Elettra, l’autrice attinge dal classico (e segnatamente da Euripide) solamente nomi dei personaggi e ambientazione. La povertà e l’umiliazione di questi esseri provenienti da una eco lontanissima – dal mito – sono gli stessi sentimenti di quei tragici anni di guerra, nel mondo, sentimenti che inaspriscono l’odio, quindi la vendetta. I temi dell’Elettra di Sofocle ed Euripide, così come quelli delle Coefore di Eschilo, condividono essenzialmente un tratto comune: il trionfo della giustizia per mano dei figli vendicatori (Oreste ed Elettra). Ma cosa succederebbe se si spostasse letteralmente il punto di vista di chi osserva questi protagonisti della vendetta, se si scardinassero le loro certezze? Questo spostamento del fuoco dell’azione scenica rende i personaggi della Yourcenar universali nella loro continua ricerca di purificazione attraverso il loro accesso in un vuoto che, paradossalmente, li stimola; tutti gli input esterni non cambiano i personaggi ma, al contrario, li aiutano a determinarsi per quello che veramente sono, non per ciò attraverso cui il mito li utilizza, li manovra. Secondo la visione oggettiva e al tempo stesso illuminante dell’autrice, Elettra o la caduta delle maschere rappresenta un groviglio inestricabile tra Elettra, Pilade ed Oreste che, al contempo, si contrappone a quello formato da Clitennestra ed Egisto; i primi rappresentano, ognuno per ciascuno, fato, destino, furie, amore, amicizia e fratellanza, paura e rancore; dentro ognuno di loro si dissolvono, subito dopo esser nati, i moventi stessi della vendetta. I secondi si oppongono con la loro forza che deriva dall’essere una coppia matura, con quella maligna complicità derivante dall’insulsa convivenza di due vecchi amanti persi nell’oblio del potere. In questa storia nessuno invocherà la giustizia, né la Verità. L’evento stesso, denaturato della sua epicità, rende i personaggi scarnificati, ridotti all’osso, privi di pretesti eroici o mitici che li hanno resi thopoi: i volti dei protagonisti di questa Elettra hanno, infine, divorato le maschere che li hanno tenuti nascosti per migliaia di anni.

Regia: Mauro Avogadro

Con: Dario Battaglia, Nicasio Catanese, Federica Cavallaro, Ivan Graziano, Anita Martorana, Vladimir Randazzo.

Costumi: Ivan Bicego Varengo
Musiche originali di: Gioacchino Balistreri
Assistenti alla regia: Riccardo Rizzo, Andrea Saitta.
Produzione: Centro Teatrale Meridionale e Compagnia RDA.

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Diskolos--(11) (1)

Tuccio Musumeci protagonista a Segesta Dyskolos sul palco del Teatro Antico

Dal 18 al 20 agosto, alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta, andrà in scena Dyskolos, l’esilarante commedia di Menandro per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2017, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Il testo di Menandro, rivisto grazie all’adattamento e alla regia di Romano Berardi, vanta di un cast d’eccellenza composto da Tuccio Musumeci, Miko Magistro, Margherita Mignemi, Debora Bernardi, Salvo Piro, Plinio Milazzo, Maria Rita Sgarlato, Antonio Castro ed Enrico Manna.

Menandro (Atene 342 circa – 291 circa a.C.) è il maggior poeta greco della commedia nuova. Appartenente a una ricca famiglia borghese, fu avviato all’arte drammatica dallo zio materno, il poeta Alessi, ed educato alla scuola del peripatetico Teofrasto; conobbe anche Epicuro e fece parte del circolo letterario e artistico di Demetrio Falereo. Di costumi raffinati, amante dei piaceri ed estraneo alle vicende politiche, trascorse tutta la sua vita nella città natale, dedito alla sua arte e, secondo Alcifrone, al tenero amore della cortigiana Glicera, rifiutando l’invito di Tolomeo Sotere a trasferirsi in Egitto.
Conosciuto solo per fama e nella rielaborazione dei comici latini, Menandro è venuto alla luce, nel 1957, in una parte della sua produzione originale, attraverso papiri egiziani. Le tre migliaia circa di versi, contenuti in frammenti di varia lunghezza, riguardano una quindicina delle cento e più commedie composte in trent’anni di febbrile attività e solo per poche sono restituite parti che permettono di ricostruirne il contenuto e giudicarne il valore.
L’unica rinvenuta pressoché intatta è appunto il Dyskolos (317 a.C.). Vi si narra la vicenda di Cnemone, vecchio scontroso e misantropo, che, solito cacciare a bastonate chi aspira alla mano della figlia, alla fine si ricrede riguardo alla bontà del prossimo, quando viene salvato, dal pozzo dove era caduto, proprio da Sostrato, un giovane e ricco ateniese innamorato della ragazza.
Nello spettacolo realizzato dal Teatro Stabile di Catania e dal Teatro della Città, l’autore dell’elaborazione si è divertito a mescolare situazioni e personaggi, tanto che, pur rispettando la vicenda raccontata da Menandro, ne è scaturita una commedia del tutto nuova che oltre ad esaltare gli elementi comico-grotteschi del testo originale, offre agli attori materiali e suggerimenti per una diversa interpretazione, e al pubblico uno spettacolo nuovo, brillante e pieno di ritmo.

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