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Comunicato stampa del 17.8.2018

I ragionamenti de le puttane (alba nazionale)
L’alba del 19 agosto, alle 5, al Teatro Antico di Segesta in prima nazionale Il Mestiere delle Puttane, dai Ragionamenti di Pietro Aretino, diretto da Giovanni Anfuso, con Liliana Randi, Angelo D’Agosta, Luisa Sturiale. Prosegue con successo il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
“Attratto da un canto antico, il pubblico, all’aprirsi del sipario, trova una stanza che tanto ricorda un basso napoletano – spiega il regista -. È la casa – stireria di una donna che vive lì con la figlia adolescente ed il suo giovane amante. Qui invita il pubblico e lo coinvolge nei suoi ragionamenti. Fa la stiratrice, o la ricamatrice. La casa è anche una bottega. Così nell’arco di una giornata, discorrendo di “Moniche, puttane e maritate”, lava, stira e rammenda vesti e paramenti sacri. La donna racconta agli spettatori, riflettendo sul futuro della figlia, la sua vita prima in convento, poi da maritata e infine da puttana. Il racconto, fatto con dovizia di particolari, narra degli sconvenienti comportamenti tenuti dalle monache e delle piccanti tresche ordite dalle maritate. Infine la donna ricorda la sapiente “arte” delle puttane insegnandone alla figlia le astuzie e la morale: “I vizi de le puttane sono virtù”. La particolarità del linguaggio, l’italiano antico di Pietro Aretino, dai cui “Ragionamenti’ è tratta la pièce teatrale, dà sapore e spessore alle discrezioni scabrose e piccanti. L’opera ha già un carattere intrinsecamente teatrale, poiché essa ha già forma di dialogo, e i personaggi (Nanna, Pippa o Antonia) sono veri e propri personaggi teatrali, oltre che per la capacità stessa, dell’Aretino, di diventare istrione, giocoliere della parola, maniacale e funambolico cantore delle mille forme, dei mille modi, delle mille possibili definizioni di un atto sessuale. Infatti quell’enumerare interminabile ed ingordo, quell’elencare divertito e compiaciuto, altro non è che uno sguardo sul mondo, oggettivo e disincantato fino al cinismo, ed insieme voglia di comunicare una proposta ideologica”.
La sera del 18 agosto, alle 23, al Tempio Dorico di Calatafimi Segesta “La luna e il tempio”: osservazioni astronomiche e proiezioni della luna sulla facciata del tempio, a cura del Planetario di Palermo. Il pubblico prima o dopo le osservazioni guidate ai telescopi, potrà realizzare riprese fotografiche della luna con mezzi propri, utilizzando i telescopi messi a disposizione. La proiezione di forte impatto vestirà il tempio con la luce bianca della luna e permetterà a tutti gli spettatori di osservare i dettagli lunari proiettati direttamente sulle colonne del tempio.
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Comunicato stampa del 16.08.2018

Dionisiache, Mostellaria di Plauto con la regia di Nicasio Anzelmo
Mostellaria – La casa del Fantasma, di Plauto, con l’adattamento e la regia di Nicasio Anzelmo. Un nuovo appuntamento al tramonto per il Catalafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta, in sinergia con il Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Giovedì 16 agosto (replica 17-18-19), alle 19.15, andrà in scena lo spettacolo con Giovanni Carta, Giovanni Di Lonardo, Roberta Rigano, Simone Coppo, Nicolo’Giacalone, Roberto Carrubba, Roberto Baldassari, Alessia Sorbello, Cinzia Mirasolo e con la partecipazione di Monica Guazzini.
Il giovane Filolachete, aiutato dal suo servo Tranio, dilapida in gozzoviglie e divertimenti il patrimonio del padre Teopropide, lontano per affari ormai da tre anni. Filolachete ha inoltre contratto un oneroso debito con uno strozzino allo scopo di affrancare e avere tutta per sé la bella cortigiana Filematia. A casa del giovane si presenta, con una dama, il suo compagno di bagordi Callidamate, perennemente ubriaco: gli amici stanno per godere insieme dell’ennesimo banchetto quando dal porto giunge trafelato Tranione, annunciando l’imprevisto ritorno ad Atene di Teopropide. Ma il servo sta già meditando una via d’uscita per il padroncino: chiude in casa i convitati, serrando l’uscio dall’esterno, quindi attende l’arrivo del vecchio: e quando torna Teopropide, si presenta alla propria dimora e bussa più volte per farsi aprire, compare Tranio, il quale lo scongiura di allontanarsi. L’abitazione, così sostiene il servo, è ormai disabitata e maledetta a causa di un antico delitto scoperto soltanto di recente in seguito all’apparizione del fantasma dell’ucciso in sogno a Filolachete. Si ode poi una voce dall’interno e Tranio afferma che è quella del fantasma: il vecchio, terrorizzato, si dà alla fuga. Di lì a poco però ritorna e per caso incontra l’usuraio, che reclama il denaro prestato a Filochete. Per trarsi d’impaccio, Tranio deve allora inventare un’altra frottola: il suo padroncino, non potendo più vivere nella casa maledetta, è stato costretto ad acquistarne un’altra, chiedendo i soldi per la caparra allo strozzino. Il vecchio gli crede e liquida il creditore con una promessa di pagamento, ma insiste per vedere la nuova dimora. L’ardito bugiardo gli fa invece visitare quella di Simone, un vicino dal quale riesce a farsi accogliere grazie all’ennesima menzogna: gli dice, infatti, che Teopropide, volendo ammogliare il figlio e cambiare la disposizione di alcune stanze nella propria abitazione, ha scelto come modello la sua. Al termine di quella visita, tuttavia, Teopropide scopre la verità: infatti incontra due servi che cercano il loro padrone, Callidamate, proprio in casa di Filolachete, una casa, quindi, tutt’altro che disabitata. A poco a poco, così, il vecchio si rende conto di tutti gli imbrogli di Tranio. E soltanto un saggio intervento di Callidamate, eccezionalmente sobrio, fa sì che egli perdoni il figlio pentito e, seppure ancora a denti stretti, anche il servo intrigante.
“Caratterizzate da un’estrema complessità degli intrecci, spesso privi di un rigoroso e coerente sviluppo narrativo e risolti infine per l’intervento eccezionale di personaggi o di eventi esterni – spiega il regista Nicasio Anzelmo – le commedie plautine per essere comprese devono venire inquadrate dentro la cultura teatrale della Roma repubblicana: Plauto scrive per una società in trasformazione nella quale l’emergente classe borghese, arricchitasi grazie alle iniziative commerciali stimolate dalle nuove conquiste, è in progressiva espansione. Scrive per il divertimento grasso delle classi popolari, cui è gradito il riso sboccato, destato da artifici comici di ogni sorta. Scrive per l’otium degli aristocratici, intriso di estetizzanti vagheggiamenti ellenistici. L’estetica dell’apparenza sostanzia il sogno orientale degli aristocratici romani. Con questa commedia Plauto raggiunge uno dei livelli più alti della sua comicità. Composta nel 188 a.c. è un’opera ricca di personaggi, dominata dal clima di crescente “suspance” creato dal servo Tranio. La grandezza di Plauto non sta soltanto ricercata nella capacità di delineare indimenticabili caratteri grotteschi o nel tratto moraleggiante, che talvolta emerge da alcune sue opere minori, ma anche e soprattutto nella lucidità disinvolta con cui ha fatto sfilare sulla scena un’umanità priva di attributi di gloria e di onore, per la quale vige solo la legge dell’inganno finalizzato al proprio piacere o al proprio interesse immediato”.

Comunicato stampa n°2 del 16.08.2018

Dionisiache, #anamericandrem vincitore del premio Cendic
Questa sera, alle 21.30, all’ex Convento di San Francesco in via XV maggio a Calatafimi Segesta, #anamericandream, di Sergio Casesi, vincitore del premio Cendic terza edizione, con la regia di Mauro Avogadro. Un nuovo appuntamento nel cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta col Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Interpreti
Martino D’Amico, Lorenzo Iacona, Sabrina Scuccimarra, Carlotta Visconvo, Dario Battaglia, e Riccardo Rizzo.
Note di Sergio Casesi:
#An American Dream è teatro ad orologeria.
Due coppie sono pronte ad innescarsi ed esplodere ripercorrendo le strade di un passato mai condiviso. Tom, scrittore di successo, vive in un lussuoso appartamento di New York con la sua compagna, Allie, curatrice di mostre. Grazie ai social vengono avvicinati da una lontana parente del Michigan, la miserabile Liv accompagnata dal marito Albert. I motivi della loro visita non sono però quelli dichiarati. Giustizia contro ingiustizia, rivalsa contro senso di pietà, pace dell’animo contro vendetta: nell’esplosione del gioco teatrale il passato sembra attraversare le coscienze e i cuori dei personaggi travolgendo ogni cosa, ogni legame, ogni situazione.
Ma forse non tutto è come appare.
Forse ciò che abbiamo visto non è reale. O lo è in un altro luogo, in un altro tempo.
Nel privato momento dell’immaginario, dove si origina ogni creazione artistica.
Teatro a orologeria. Un bolero a Manhattan. Un gioco al massacro costruito su un crescendo che sembra infinito ma che,a ogni giro di giostra, riporta un passato mai passato. Mai condiviso. Mai analizzato.Scrivendo #AnAmericanDream ho cercato di riflettere sulla società di oggi, sul nostro aspro mondo, dove il concetto di giustizia sociale viene dimenticato per veder diffondersi il più
nefasto “farsi giustizia da sé”. Un’epoca, la nostra, che mescola cause ed effetti; che resta in superficie e non coglie mai la complessità delle cose, riaprendo così la strada alla violenza
come mezzo politico ed esistenziale. Mi è stato chiesto perché ho ambientato questo dramma a Manhattan e non a Milano o a Roma. Il motivo è che New York e tutta l’America sono per noi, oggi, luoghi dell’immaginario e del mito: dove eroismo, disparità, fantasia, opportunità e nefandezza dell’animo, possono coesistere e darsi battaglia. Per un europeo, ambientare un testo a Manhattan vuol dire scrivere nell’immaginario collettivo.
Vuol dire avere la libertà di affrontare la modernità come si affronta il mito. Si può farlo di sicuro anche con un’ambientazione italiana, ma non per la drammaturgia in questione. Credo che la storia di Tom, Allie, Liv e Albert valga, certo, per ogni luogo; ma sono anche convinto che solo nella nostra America immaginaria i fatti raccontati possono essere percepiti dallo spettatore come veri.
E poi cosa c’è di più mitico del “sogno americano”? Quanti milioni di persone l’hanno inseguito e lo rincorrono ancora oggi? E quanto di quel sogno è entrato nelle nostre vite? Nelle nostre scelte e abitudini? Quanto di quel sogno viene narrato dal mosaico giornaliero delle nostre odierne pagine social? Eppure “connesso” non vuol dire solo legato, congiunto ad altre parti. Qual è, appunto, il nesso fra i miliardi di persone in contatto su internet? Davvero è sufficiente quello che ci dà il nostro device per non essere soli? Per essere appetibili sul lavoro? Per essere interessanti come persone? E nel nostro pianeta, ora abitato da questi strani alieni, che succede se il nesso è invece qualcosa di atroce o di malvagio? Di indicibile sui social, di indescrivibile se non fra persone vere, occhi negli occhi, mani nelle mani?
Si scopre così di essere all’improvviso troppo piccoli per i grandi e complessi problemi umani. Mentre le persone più sfortunate, esiliate nella propria terra, sono forse sempre in contatto con chi invece – per fortuna o percapacità – si trova in una situazione di privilegio. Ma non c’è vera empatia, non c’è traccia di pietà. Di sicuro nessuna autentica solidarietà. C’è rancore, incomprensione, rabbia, delusione. In sostanza incomunicabilità.
#AnAmericanDream non è teatro politico. Vuole essere teatro puro, nuovo, comunicativo, non arroccato su stratagemmi intellettuali velleitari e sterili. Vuole essere un teatro per tutti ma di grande portata: vivo, nutrito dall’immaginario che oggi imperversa nelle nostre menti e ci guida. Per me è importante l’idea di contribuire a fare un teatro del nostro tempo. Con una parola scritta che descriva l’epoca, troppo amara, in cui siamo immersi. Pertanto ho immaginato e scritto intorno allo scrittore di successo Tom e alla sua compagna Allie che, grazie a un contatto via social network, ricevono una visita nel loro lussuoso appartamento di New York da parte della cugina
Liv, appena emigrata con Albert da una città deindustrializzata e impoverita del Michigan.
Un incontro denso di implicazioni e motivi annidati in epoche lontane: giustizia contro ingiustizia, rivalsa controsenso di pietà, pace dell’animo contro vendetta. Nell’esplosione del gioco teatrale, il passato sembra attraversare le coscienze e i cuori dei personaggi travolgendo ogni cosa, legame e situazione.Ma, forse, non tutto è come appare. Forse una via di scampo, per noi tutti, c’è ancora. Una via creativa alla libertà è ancora percorribile”.
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Comunicato stampa del 14.8.2018

Dionisiache, reading su Antigone con Vincenzo Pirrotta
Mercoledì 15 agosto, alle 19.15, un reading su Antigone con Vincenzo Pirrotta, al Teatro Antico di Segesta. Prosegue con successo il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, la manifestazione organizzata dal Comune di Calatafimi Segesta, con la collaborazione del Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. La lettura, che vedrà il coinvolgimento del pubblico, è una produzione dell’Associazione Culturale Kleis. Pirrotta sarà accompagnato dal chitarrista Charlie Di Vita.
Platone nella settima lettera dice: “poiché la legge è signora degli uomini e non gli uomini signori della legge”. Partendo da questo assunto ho pensato al reading su Antigone – spiega Pirrotta -.Cercheremo, e dico cercheremo, perché intendo coinvolgere gli spettatori convenuti, di capire il senso, dibattuto peraltro tante volte, della scelta di Antigone. Che, prevaricando la legge decide di seppellire il fratello Polinice, e dunque di andare incontro alla pena che Creonte le aveva minacciato se avesse contravvenuto al divieto di dare una sepoltura a colui che aveva portato la guerra a Tebe, essere sepolta viva.
Se è vero che la legge è al di sopra di tutto come dice Platone, è vero anche che ci sono delle leggi non scritte e Antigone si batte in nome di un combattimento morale che le impone di seppellire il fratello per onorare la pietas verso i morti. Creonte difende altresì un principio giuridico in base al quale nessuna legge morale può elevarsi al di sopra delle leggi dello stato. Questo il quesito: Antigone trasgredisce la legge, Creonte offende la pietà. Spunto di riflessione che oggi ancor di più assume un senso che va al di là di una semplice
rappresentazione”.

Comunicato stampa del 10.8.2018

Miles Gloriosus con Tuccio Musumeci e il Decamerone all’alba
Ecco i prossimi appuntamenti del Calatafimi Segesta Festival
Tuccio Musumeci è protagonista, al Teatro Antico di Segesta, con Miles Gloriosus, di Plauto. Sabato 11 agosto (replica 12-13-14), alle 19.15, lo spettacolo diretto da Romano Bernardi per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, il festival con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Sul palco, insieme a Musumeci, Miko Magistro, Dodo Gagliarde, Riccardo Maria Tarci, Margherita Mignemi, Evelyn Famà, Plinio Milazzo, Antonio Castro, Enrico Manna, Giovannino Vasta.
Miles gloriosus è riferito al soldato Pirgopolinice, un millantatore vanaglorioso, noto per le sue spropositate e infondate vanterie. Ma il soldato verrà punito dal solito servo furbo che, alleato con altri personaggi, permetterà alla ragazza, rapita dal soldato, di ricongiungersi con il suo padrone. In realtà, quasi la metà dei versi escono dalla bocca del servo Palestrione, che è il vero protagonista della scena, con i suoi piani che gli fanno più volte meritare il titolo di architetto. È la commedia più lunga di Plauto (1437 versi), quella più ricca di dialoghi a scapito delle parti cantate (solo il 5%) e una di quelle con il maggior numero di personaggi (quelli parlanti sono ben dodici).
L’intreccio del Miles gloriosus si basa su due motivi fondamentali: l’intrigo amoroso, per il quale i due protagonisti maschili, Pirgopolinice e Pleusicle, sono impegnati a contendersi l’amore di Filocomasio, e la beffa ordita dal servo, grazie al quale il giovane Pleusicle rientrerà in possesso dell’amata. La presenza, accanto all’inganno principale, di una beffa “minore” ordita dallo schiavo Palestrione alle spalle dello schiavo Sceledro, e finalizzata a convincerlo del fatto che Filocomasio abbia una sorella gemella, inserisce nell’intreccio un altro tema caro a Plauto, quello del doppio. Anche in questa commedia il personaggio dello schiavo svolge una funzione metateatrale: tocca a lui, infatti, architettare, organizzare e mettere in scena in qualità di “regista” una serie di ludificationes, cioè di beffe destinate ad essere rappresentate dagli altri personaggi, come accade a Filocomasio, chiamata a recitare il ruolo della propria gemella, o alla cortigiana Acroteleuzio, che assume invece il ruolo di moglie di Periplectomeno.
L’alba del 12 agosto invece, alle 5, vedrà in scena in prima nazionale il Decamerone di Boccaccio, con la regia di Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi. Scritto tra il 1348 e il 1353 può essere considerata la prima grande opera narrativa in prosa della letteratura italiana. L’immensa galleria di personaggi, situazioni, storie e intrecci viene raccontata da Boccaccio con una presa diretta sulla realtà umana, viva e concreta. La vita degli uomini e delle donne, secondo il punto di vista laico, moderno e terrestre, scorre nelle dieci giornate, dominata da tre forze: l’amore terreno, la fortuna e il denaro. Ma la società che si racconta nel Decamerone è una società nella quale gran parte delle coscienze sono in pieno degrado. La corruzione ha travolto i principi di fondo. I grandi valori della religione, della famiglia e della fede, creano amarezza, delusione e disincanto. Non è dunque solo il sesso a dominare; dominano i personaggi: Calandrino, Buffalmacco, Andreuccio, Lisabetta… Personaggi che vivono storie nelle quali il male si mescola al bene, il sesso all’amore, la violenza alla dolcezza, la leggerezza all’amaro in bocca.
Il punto di vista registico verte sul contrasto simbolico e concettuale tra la peste e quella sorta di “arcadia” che rappresenta il luogo senza spazio e senza tempo in cui l’uomo si rifugia per ritrovare un momento (in questo caso di 10 novelle) necessario per ritornare nel mondo reale, rigenerato. Ma questa “pausa dalla vita” non è dedicata all’ozio, che dopo tante “fatighe” sarebbe stato quantomeno comprensibile, è invece riempita dal bisogno e dall’arte del raccontare e del raccontarsi, attraverso storie, favole e parabole che scandagliano caratteristiche di un “uomo nuovo”, che getta le basi per l’uomo moderno e per un moderno modo di narrarlo: il romanzo. E, così come Boccaccio – qui autore, attore, narratore e deus ex machina – si rivolgeva ad un pubblico di nuovi lettori, attraverso una lettura d’evasione, il pubblico assisterà ad una vera e propria scommessa affidata ad una compagnia di giovani attori che nel racconto troveranno la loro unica ragione di esistere. Sul palco Roberta Andronico, Daniele Bruno, Giorgio Cantone, Luigi Nicotra, Marina Puglisi, Floriana Renna, Eleonora Sicurella, Emanuele Toscano.
Il 12 e 13 agosto, dopo lo spettacolo Miles Gloriosus di Plauto, il pubblico di Segesta potrà continuare ad gustare i colori e i sapori della “classicità” con la manifestazione “Tipicamente: tradizioni e sapori” che si svolgerà a Calatafimi Segesta a partire dalle 20,.30, nel quartiere antico della “Circiara”. In un ecomuseo che racconta la Sicilia degli inizi del ‘900, il visitatore si immergerà nei gusti e nei suoni della vita di un tempo. Non si tratta di un semplice evento folcloristico, ma di un’operazione culturale che rinsalda nella popolazione calatafimese il significativo legame con le proprie radici contadine e i rituali ad esse collegati.

Comunicato stampa del 09.8.2018

La notte di San Lorenzo si accende di magia a Segesta
I racconti di Piparo e la musica del Toscanini raccontano le stelle
La notte di San Lorenzo si accende di magia a Segesta. Nel cielo dei desideri, due eventi dedicati alle stelle. Il 10 agosto, alle 21, al Teatro Antico di Segesta la seconda edizione di “E lucean le stelle”, esplorazione notturna sotto il cielo stellato e indagine sui pianeti. Si esibiranno il coro, i solisti e l’orchestra dell’Istituto superiore Toscanini di Ribera, diretti dal maestro Gaetano Randazzo. Sul palcoscenico la musica sarà scandita e accompagnata dai racconti di Salvo Piparo che farà un inno alle stelle. Piparo sarà un narratore al servizio dell’orchestra, un po’ l’alter ego del direttore. La sua parola ricamerà alcuni dialoghi: con una stella, ad esempio. Racconterà poi come nascono il cielo e la via lattea. Nel suo cunto si intreccia la musica, il sentimento popolare, la devozione, nella notte delle stelle cadenti, in cui si attende un segno dal cielo per esprimere un desiderio.
L’orchestra metterà in rilievo la stella sotto il profilo musicale. Si farà un omaggio a Leonard Bernstein, compositore e direttore d’orchestra statunitense (nel centenario della sua nascita) di cui eseguirà brani noti tratti da West Side Story e, dopo una parte centrale dedicata alle immancabili arie d’opera pucciniane, si trasformerà in una vera Big Band jazz per affrontare una commistione di repertori e di linguaggi, anche tradizionali, in chiave moderna. Tra gli artisti partecipanti giovani emergenti e volti noti nel panorama nazionale ed internazionale che costituiscono le eccellenze del Toscanini. Il programma poi prevede musiche jazz di Rita Collura, Duke Ellington, ma anche musicisti emergenti come Simone Piraino e dello stesso maestro Randazzo.
Solisti: Daniela Spalletta, Anita Vitale, Ernesto Marciante, Pasquale Bono (jazz singer), Klizia Prestia (soprano), Giuseppe Michelangelo Infantino (tenore), Giacomo Tantillo (tromba), Rita Collura (saxofono), Sergio Calì (strumenti a percussione), Paolo Vicari (batteria e percussioni jazz), Fulvio Buccafusco (basso elettrico), Paolo Alongi (chitarra jazz).
La posizione del teatro, a 420 metri di altezza e lontano dalle luci, farà sì che le stelle siano le protagoniste indiscusse della serata.
A seguire, alle 23, al Tempio Dorico di Segesta, “Sotto le stelle cadenti di Segesta”, osservazioni astronomiche ai telescopi di pianeti e stelle a cura del Planetario di Palermo.
Con due postazioni di telescopi ci sarà la possibilità di osservare da vicino la luna e il pianeta Saturno. Con l’ausilio di puntatori laser verdi, gli operatori illustreranno poi al pubblico, ad occhio nudo, le principali stelle e costellazioni.

Comunicato stampa del 07.8.2018

Dionisiache, Le Troiane di Seneca con Siravo
Le Troiane di Seneca al Teatro Antico di Segesta per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Mercoledì 8 e giovedì 9 agosto, alle 19.15, lo spettacolo con la traduzione e la drammaturgia di Fabrizio Sinisi, diretto da Alessandro Machia, con Paolo Bonacelli, Edoardo Siravo, Alessandra Fallucchi, Silvia Siravo, Cecilia Zingaro, Marcella Favilla, Gabriella Casali. In una Troia avvolta dalle fiamme, Seneca mette in scena un universo segnato dal lutto e dalla perdita del controllo sulle passioni, in cui l’umano si afferma soltanto nella sua possibilità di fare il male. Gli dèi sono ormai presenze lontane e insignificanti, l’uomo è solo davanti al rischio dell’esistenza, con la sua sofferenza e col peso della sua libertà. A dominare è la guerra, quel pòlemos che secondo Eraclito è “madre di tutte le cose”. E la morte. Una morte che è anche liberazione dal dolore, dal male che “si trova dentro di noi” e “proviene dalle nostre viscere”, come afferma Seneca stesso nelle Lettere a Lucilio. In Troades, Seneca rivela una straordinaria modernità nel rappresentare il demoniaco che abita l’interiorità dell’uomo e il male di cui è capace. Pur mantenendo il titolo dell’originale euripideo, che rimanda a una coralità in cui protagoniste sono le donne troiane, Seneca concentra l’azione drammatica soprattutto su scene a due – a cui Fabrizio Sinisi nel suo adattamento aggiunge l’inedito confronto tra Ulisse ed Elena. Il fuoco della tragedia si sposta così dalla rappresentazione del dolore e della sofferenza dei vinti, a un piano più politico: a quel “discorso del potere” che vede la parola come rappresentazione, luogo di mascheramento attraverso l’eccesso della sua esibizione.
“Siamo di fronte a una testualità che è vera e propria “scena della parola”, nella quale ogni personaggio recita la propria parte nel palcoscenico del potere e in cui la retorica, lungi dall’essere un freno alla teatralità, costituisce a nostro avviso il vero motivo di modernità della tragedia senecana, capace di parlarci ancora oggi: perché rivela una parola che – come ai nostri tempi – ha perso ogni aggancio etico e morale, ogni riferimento veritativo, ogni intenzione di comunicazione per diventare pura affermazione di sé, strumentale al potere e all’annientamento dell’altro”, spiega il regista.
Il 12 e 13 agosto, dopo lo spettacolo Miles Gloriosus di Plauto, il pubblico di Segesta potrà continuare ad gustare i colori e i sapori della “classicità” con la manifestazione “Tipicamente: tradizioni e sapori” che si svolgerà a Calatafimi Segesta a partire dalle 20,.30, nel quartiere antico della “Circiara”. In un ecomuseo che racconta la
Sicilia degli inizi del ‘900, il visitatore si immergerà nei gusti e nei suoni della vita di un tempo. Non si tratta di un semplice evento folcloristico, ma di un’operazione culturale che rinsalda nella popolazione calatafimese il significativo legame con le proprie radici contadine e i rituali ad esse collegati.
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Comunicato stampa del 06.8.2018

La Festa delle donne di Aristofane
In scena la commedia a Segesta
Il 7 agosto alle 19.15, al Teatro Antico di Segesta, “La festa delle donne. Tesmoforiazuse” di Aristofane. L’adattamento è di Valentina Ferrante, che firma la regia insieme a Micaela De Grandi, di questo spettacolo in prima nazionale per il Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Sul palco Pietro Casano, Micaela De Grandi, Valentina Ferrante, Federico Fiorenza e gli allievi-attori dell’International Theatre Centre diretto da Walter Manfrè: Valentina Cannizzo, Alessia Gurrieri, Manuel Manfrè, Sebastiano Presti.
La festa delle donne è uno dei testi più comici che Aristofane ci ha lasciato ed in questa nuova edizione di Banned Theatre coniuga ad un tourbillon di gag e di situazioni esilaranti, l’importante tema sociale della condizione femminile. Le donne aristofanee in rivolta, durante la festa delle Tesmoforie, cercheranno di rovesciare il sistema, condannando a morte Euripide, nemico, con le sue opere, del loro buon nome. Con l’aiuto del parente Mnesiloco,
Euripide cercherà di salvarsi ma a causa dell’inettitudine di quest’ultimo e per colpa dei cattivi costumi di entrambi i sessi, ne accadranno delle belle.
“Se ne dicono tante della donna e quasi mai la si giustifica o le si perdonano i peccati – spiegano le registe – come se portasse addosso la colpa atavica di quel piccolo morso alla mela. Un tema universale dunque, una storia che potrebbe accadere ovunque ed in qualsiasi tempo e che in questa versione ha i colori del Mediterraneo, di quei popoli che lo abitano, di quelle culture così diverse ma quanto mai simili”.
Tra le novità, un piccolo omaggio al grande Edoardo Sanguineti, che con la sua “Ballata delle donne” regala alla parabasi un momento di grande poesia. Entrano inoltre in sfida quattro giovanissimi attori, provenienti dall’International Theatre Centre di Comiso diretto da Walter Manfrè, che insieme agli attori professionisti di Banned Theatre si cimenteranno in questa attuale e divertentissima commedia.

Comunicato stampa del 04.8.2018

L’Inferno di Dante per la prima alba e Glauco di Pirandello in prima nazionale
Continua con successo il cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo. Al Teatro Antico di Segesta, l’alba del 5 agosto, alle ore 5, “Infernu” di Dante, con la regia di Berta Ceglie. Sul palco Berta Ceglie, Giovanni Carta, Rosario Valenti, Sergio Greco, Roberto Carrubba, Pierfrancesco Scannavino, Alessandro Caramma, Tecla Guzzardi, Antonio Lombardo, Turi Scandura, Michelangela Cristaldi. L’ensemble è formato da Chiara Cavallaro, Chiara Coco, Tecla Guzzardi, Ida Grasso, Lucia Nicolosi; il coro da tutti gli attori.
“Un viaggio è sempre un’esperienza formativa, sia esso un viaggio reale, sia esso un viaggio virtuale – spiega la regista – .L’esperienza umana e letteraria di Dante Alighieri è stata più volte ispirazione di “fatti” artistici teatrali, non solo per l’argomento trattato nella sua “Commedia”, ma soprattutto per le figure tratteggiate con la penna dei valori immortali dell’umanità. Abbiamo preso spunto dalla traduzione in siciliano di Tommaso Cannizzaro della Divina Commedia dantesca, non solo per “orgoglioso” piacere e vicinanza linguistica e geografica, ma per “i colori” che la lingua siciliana riesce a dare in ogni sua declinazione. In questo modo, il genio e l’arte del poeta fiorentino vengono assimilati e riproposti per un “nuovo” pubblico, che conosce già il testo in “volgare”e quindi potrà apprezzare la versione in siciliano, resa agibile e accessibile dalla messa in scena nei luoghi “d’oltre tomba”, che la Sicilia ha. Per questo il nostro spettacolo può, a buon diritto, essere rappresentato nella fucina di Efesto (gole dell’Alcantara, Etna), nella cattedrale di sale (sotto terra, a Realmonte), nel Cretto di Burri (a Gibellina), presso il lago di Proserpina (Pergusa, Enna), ovvero in luoghi di chiaro richiamo turistico (dal teatro di Segesta al bosco del santuario di San Martino le Scale), sicuri del fatto che il connubio tra paesaggio, costruzioni artistiche e arte scenica sia una grande proposta culturale, della quale la Sicilia non può esserne privata. La nostra operazione vuole discostarsi dalla mera “erudizione”, lasciando spazio al “divertimento” del sapere, all’apertura mentale, che è la base per la libertà, quella per la quale lotta il popolo siciliano, sin dai Vespri, come ricorda anche Dante nella sua Divina Commedia (Par. VIII, 73-75), e merita di avere”.
Il 5 e 6 agosto, alle 19.15, al Teatro Antico, andrà invece in scena Glauco, di Pirandello, con la regia di Walter Manfrè. Una prima nazionale con Andrea Tidona e Guja Jelo.
Glauco è una delle due opere che Luigi Pirandello tradusse in dialetto agrigentino. Un dialetto meraviglioso che diventa la lingua più adatta a raccontare il Mito di Glauco, eroe marinaro, e della pastorella Scilla. Una storia d’amore, di potere e di morte che il drammaturgo dannunziano Ercole Luigi Morselli aveva scritto in un italiano aulico e barocco. Qui diventa musica, commozione, ironia, poesia.
Glauco, pescatore povero in cerca di gloria e di ricchezza, innamorato e riamato dalla pastorella Scilla, con pochi compagni, parte all’avventura sperando di poter tornare carico d’oro per potere sposare il suo amore: solo se sarà ricco, infatti, il vecchio avaro Forchis, padre della fanciulla, gli concederà la mano di lei. Parte con la sua povera barca perché vuole mettere ai piedi di Scilla le ricchezze ed il benessere che avrà conquistato e che conquisterà.
Lei lo aspetta su quel lembo di mare dove le sirene incantano i marinai per poi ucciderli: lo stretto di Messina.
Glauco non tornerà in tempo per rivedere viva la sua Scilla perché la maga Circe, con i suoi incanti, lo tratterrà un attimo in più: quello sufficiente per farsi strappare dall’eroe il bacio che lo renderà immortale ma anche quello in cui Scilla, credendosi dimenticata ed abbandonata dal suo amore, deciderà di uccidersi lanciandosi da una rupe. Il dolore di Glauco sarà immenso ed eterno e solo si placherà quando il giovinetto pastore Musico, che vive su quelle sponde del Mediterraneo, deciderà di cantare la sua Storia affinché sia da esempio a tutti coloro che pensano di trovare una gloria effimera abbandonando gli affetti più puri.

Comunicato stampa del 02.8.2018

Gli Uccelli in prima nazionale per le Dionisiache
Una prima nazionale al Teatro Antico di Segesta. Cinzia Maccagnano dirige “Gli Uccelli – Nubicucùlia, la città impossibile”, di Aristofane, venerdì 3 e sabato 4 agosto, alle 19.15, per il cartellone del Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018, con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
Due ateniesi, Pisetero ed Evelpide, lasciano la loro città e se ne vanno in cerca di un posto dove trascorrere la vita senza grattacapi, lontano dai meccanismi troppo complicati della vita sociale e istituzionale di Atene. In un immaginario luogo tra terra e cielo, i due ateniesi trovano un grande sogno utopico: una città che rinnovi la perduta età dell’oro, quando gli uccelli, più antichi di Crono e dei Titani, padroni del tempo, erano sovrani di una patria dolce e materna, senza leggi né violenza. Ma l’utopia dura poco, perché Pisetero, via via, ristabilizza nella nuova polis l’ordine del nomos a cui si era ribellato, trasformando l’aerea Nubicucùlia in un doppio del mondo reale, dove gli uccelli dissidenti vengono trasformati in un arrosto succulento, mentre quelli accondiscendenti si mettono al totale servizio degli uomini. L’autocompiacimento di Pisetero lo porta a diventare anch’egli ipertrofico, come la sua Atene dalle mire espansionistiche, e così, non pago di aver assunto il controllo di Nubicucùlia, vuole costringere alla sottomissione persino gli dèi, ricattandoli e poi corrompendoli. Irrimediabilmente sedotto dal potere, l’uomo cadrà negli stessi vizi da cui è fuggito. Al termine di una parata tutta musica e balletti, metterà in gabbia i desideri degli altri, costruirà mura a garanzia del proprio Io eroico, facendosi beffe persino degli dèi. L’opera di Aristofane si conclude con la festa per le nozze di Pisetero con l’amante di Zeus, celebrando la vittoria del più furbo, con una chiassosa “tarantella”, che tenta di cancellare, nascondendolo, il malessere. Ma ad uno sguardo più distante si può cogliere invece come Aristofane indichi la banalità del male, la fragilità delle società che si lasciano capeggiare dalla bramosia di individui frustrati e prepotenti che un poco di coraggio potrebbe scalzare con facilità. Perciò, forse, possiamo immaginare un usignolo, una voce fuori dal coro, che, volando in alto sullo sfumare della festa, possa cantare la nascita di una città ideale, forse ancora invisibile, come quelle di Calvino, ma sempre possibile.
Interpreti: Oriana Cardaci, Marta Cirello, Raffaele Gangale, Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Chiara Pizzolo,Cristina Putignano, Rossana Veracierta e con Lucrezio de Seta, Franco Vinci.

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